E tutti andavano a farsi registrare [ovvero come si fa una rivoluzione culturale?]

L’Istat includerà nelle possibilità di registrazione per il prossimo censimento la dicitura “convivente omosessuale” .  Si potrà in questo modo compilare un solo questionario, così come oggi avviene per i conviventi eterosessuali. Unico requisito necessario : la convivenza (alla faccia dei tempi di decantazione, delle raccomandate e degli atti notarili di Dico, Cus e DIDORE vari).

Dopo anni di sostanziale immobilità e conseguente inutilità delle rilevazioni dell’istituto nazionale di statistica, questo sembra volersi riaffacciare alla vita reale. Forse è tornato in auge lo scopo principale della statistica, ovvero quella di fotografare la contemporaneità, piuttosto che registrare quanto di “vecchio” sia ancora presente oggi. E così dopo la “rivoluzione” del paniere che ha finalmente incluso prodotti hi-tech e servizi avanzati quali beni sostanzialmente indispensabili per la vita contemporanea, oggi l’Istat compie un passo storico per l'”onestà intellettuale” e la “correttezza deontologica” delle proprie rilevazioni.

Sappiamo che oltre le orgasmiche riflessioni da statistici e sociologi, questo poco comporterà in termini di vita reale, di riflessione politica e provvedimenti amministrativi per le persone LGBTQI (ci siamo sempre tutti, eh) nel nostro Paese.

Però mi associo ad alcune riflessioni di Alessio De Giorgi (gay.it), pensando che forse la rivoluzione sarà, finalmente, più culturale che pragmatica. Milioni di persone avranno tra le mani quei fogli. Milioni di persone vedranno quell’opzione tra le possibili scelte che i cittadini italiani possono compiere nella loro vita, milioni di persone dovranno prendere atto per qualche secondo che la realtà non sta cambiando, è già cambiata.

Di queste tante persone, alcune si rallegreranno, altre si indigneranno, accusando chi? (il governo? ma non ci sono mica i comunisti!), altri, forse, faranno un sorriso sardonico e malizioso e si chiederanno,  magari,  “chissà se quei due al terzo piano…”.

Ma, probabilmente, ci saranno altre due categorie di persone che visioneranno quel questionario. Quelli che di fronte a quell’opzione sceglieranno, finalmente, di barrare quella casella e chi semplicemente resterà indifferente. Queste due sono le categorie, in fondo, più importanti.

Per i primi potrà essere una vittoria, un moto d’orgoglio, un momento importante, un passo in più per un riconoscimento la cui negazione, ormai e sempre più, non ha appigli. E allora in quel momento, forse, nasceranno anche altre coscienze, si risveglieranno e magari non ci si accontenterà più e si tornerà a lottare per il riconoscimento dei diritti civili. Più persone e più unite. [Sarà difficile, allora, per i gay detrattori del movimento gay, giustificare il loro stanco e insolente “Tanto non cambia nulla”. Lo abbiamo già detto, la rivoluzione è culturale].

E se sarà l’Istat, la Corte Costituzionale o qualsiasi altro “organo” che osservando la realtà cerca di prenderne atto e strutturarla, poco importa. Alla fine, anche la legge dovrà arrivare.

Per l’altra categoria, invece, in fondo mi auspico una indifferenza non ostile. Perché se fin’ora, spesso, la visibilità e la pubblicità, ha esasperato scontri e permesso che si arrivasse a un muro contro muro ideologico, allontanando le persone meno coinvolte, anzi spingendole verso le posizioni conservatrici, una rivoluzione silenziosa e capillare potrebbe farci sperare.

Forse queste persone non baderanno a quella casella, come forse non baderanno all’intero questionario che ruba loro soltanto tempo. Forse cercheranno solo le opzioni che interessano loro, per velocizzare,  e quella sarà un’opzione come un’altra. Una cosa che c’è, ma che, in fondo, semplicemente non li riguarda.

Personalmente ritengo che, magari, un giorno, vedendo due omosessuali e avendo compilato distrattamente il questionario, altrettanto distrattamente li valuteranno dicendo “vabbè, è un’opzione come le altre, passo oltre perchè non mi riguarda”.

Non sarà questa, finalmente, la tanto agognata, normalità?

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