La Pasqua di B. [ovvero (presunta) morte, resurrezione del profeta dell’amore]

Ché a leggerla da qui, da ex papa boy, quasi quasi mi viene l’analogia.

C’è stata la  Passione di Berlusconi, quando tutti lo davano per spacciato, quando il calvario era disseminato di panini, di firme mancanti, di ricorsi e di giudici e burocrati rossi.

Ci sono stati i moderni “Pietro”, fedelissimi che in poco tempo si sono smarcati, pronti a prenderne le distanze prima dell’ultimo canto del gallo-TAR o Consulta che fossero.

C’erano i due ladroni (quasi) crocefissi con lui, che nell’ora più buia. Uno era pronto ad affossarlo (credendo che la folla che un giorno gridò Barabba, ora fosse pronta a acclamare “Gianfranco”). L’altro fedele e più furbo (come il ladrone evangelico) già si assicurava un posto nel regno dei cieli, o al comune di Milano o nei libri di storia come “condottiero” delle riforme.

E c’è stato anche lo stupore di chi, correndo al sepolcro quel lunedì sera, cercando il suo corpo (o quello di Renata Polverini), non lo ha trovato. E suona a d’uopo il versetto “perché cercate tra i morti colui che è vivo?”.

Eh già, perché questa sinistra ha assistito alla rappresentazione della passione, presunta morte e resurrezione di Berlusconi, senza accorgersi del copione? Come mai non ha capito che, probabilmente, come il Nazareno perseguitato, anche Silvio avrebbe lasciato questa carne, per tramutarsi in spirito d’amore, contro l’invidia e l’odio?

Ma c’era modo di ribaltare il corso e ricorso della favola di pasqua? Poteva un Pilato-Bersani, che si era lavato le mani di fronte alla scelta del popolo della Bonino-Barabba (per elitaria acclamazione), avere la forza di riscrivere la lieta novella?

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