L’asticella [ovvero quali speranze e quali occasioni non dobbiamo perdere?]

Sarà che sembrano aprirsi tre anni senza campagne elettorali realmente strategiche o rilevanti. Sarà che le vacanze pasquali hanno fatto dimenticare presto i risultati elettorali. Sarà che se si parla di crisi mica si può tanto pontificare, vista la pioggia di dati che arrivano e visto che stamattina il benzinaio più economico della zona, scelto dopo un’accurata ricerca sul campo nel raggio di almeno 5 km, mi ha fatto pagare un litro di oro nero 1,40 euro.

Insomma come dice Bersani che riforme siano, ma partiamo dai temi economici e sociali, mica dalle chiacchiere su presidenzialismo, riforme elettorali, federalismo e quisquiglie del genere (tremo già, ricordando Rutelli, a pensare cosa risponderà, prima o poi, quando si parlerà di cose tipo diritti civili, riconoscimento per coppie omosessuali e famiglie omogenitoriali… per queste altre chiacchiere che non portano soldi a nessuno, chissà quanto dovremo aspettare).

Quindi riforme siano. Orbene, visto che di là, c’è il solito casino che si risolverà, ancora una volta ( e per favore non prendiamo un’altra volta la cantonata che “la parabola berlusconiana” sia finita solo perchè Fini starnutisce) con la strada che più piace al capo, mi fate capire, di qua, cosa succede?

Cosa piace al capo (ma c’è un capo?)? Quali sono le speranze (davvero quelli di ieri di Massimo Giannini? di un Berlusconi che, soddisfatto dal legittimo impedimento cambi tono verso la magistratura e non faccia muro all’opposizione?) e le occasioni che anche il più amato a intermittenza dagli italiani, Napolitano, ci dice di non dover sprecare?

Visto che ancora mi accusano di essere piddino, critico, scettico, contro-verso, ma pur sempre piddino, posso sapere da quali accuse mi dovrò “difendere”?

Mi dite dov’è, stavolta (c’è mai stata?), l’asticella? Da quel che si capisce Bersani vuole prima discutere su proposte comuni per affrontare la parte più delicata della crisi, per ridare un po’ di soldi in tasca agli italiani. Bene. Se questo non succederà e il governo su questi temi continuerà, come giustamente osserva il segretario PD, con i soliti metodi “30 voti di fiducia e 50 decreti che hanno svilito il Parlamento”, cosa farà il capo del più grande partito d’opposizione?

Insomma, possiamo capire noi poveri militanti sull’orlo del ponderato astenzionismo quali sono le proposte “organiche” del nostro partito di riferimento? Possiamo capire cosa proponiamo (dopo averci ragionato, per carità, ma quanto deve durare ‘sto ragionamento?) in merito al federalismo fiscale, alle riforme economiche, alle riforme istituzionali?

Perchè se il governo ombra era una bislacca proposta, l’opposizione della non poposta comincia a stancare.

Qual è l’asticella sopra la quale si può discutere e quella sotto la quale non si può andare? E se questa asticella non viene rispettata, qual è il programma di opposizione per resistere?

Se il metodo referendario, ad esempio, non è la via, come si vuole contrastare l’azione di un governo quasi assoluto?

[ Tutto questo nasce da una frase di Bersani. Perchè, se può essere vero che parlare di riforme istituzionali sposta il focus dalla crisi economica reale, che se si vuole fare un presidenzialismo all’amatriciana come una sorta di supercazzola che vuole mascherare l’arrivo di Berlusconi al soglio del Quirinale dopo averlo opportunamente rafforzato nei poteri, è anche vero che vorrei capire su cosa il PD sarà irremovibile.

Dopo le lotte sulla legge elettorale, dopo prove ed esperimenti di primarie, dopo le lotte interne per la composizione delle liste per il Parlamento che hanno spaccato il partito, cosa significa, in merito alla legge elettorale “Poi ci possono essere varie soluzioni per me abbordabili: i meccanismi elettorali non sono un totem” ? Anche in questo caso, qual è l’asticella?]

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