Il nemico comune [ovvero della Chiesa e della chiesa]

Brecht mi perdonerà

Prima di tutto vennero a prendere i giornalisti. E fui contento perché già da un po’ non vedevo con piacere la stampa e le tv italiane.

Lo si è letto nelle scorse settimane, lo hanno ribadito vari stanchi titolati in una puntata surreale dell’infedele di ieri su la 7 [consiglio a tutti di scaricare la puntata e di seguire bene le argomentazioni di Lucetta Scaraffia e del condirettore del Giornale Alessandro Sallusti].

In pratica: la pedofilia non è stata inventata ora, se ne sono macchiate molte persone, più o meno illustri, c’è stato addirittura una sorta di partito politico e noi, ancora, a prendercela solo con la Chiesa, ad alzare questo polverone, a colpire il Papa.

Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto perché era troppo ridicolo il paragone da essere commentato.

Così, dopo le accuse sulla campagna mediatica, vennero tirate fuori quelle sul complotto sionista. Sul becero paragone che vuole il Papa (si proprio questo Papa, praticamente ex cappellano SS, ironia della sorte) perseguitato prima come gli ebrei, poi dagli stessi ebrei. Che forse si sono un po’ risentiti del paragone, ma vabbè, si sa, loro sono così suscettibili ( e la Chiesa ha ancora la coscienza troppo sporca per non arginare subito questo delirio).

Poi vennero a prendere gli omosessuali. E fui sollevato perché certe checche mi danno proprio fastidio.

E poi diciamo pure, qualcuno, non da bambino, ma quand’era bello cresciuto e pasciuto, nelle sacrestie, c’è capitato più d’una volta, senza costrizione e con gran piacere. Ma anche lì, mica è colpa del celibato o della visione repressiva che la Chiesa offre della sessualità, come perversione e non come, dovrebbe essere, dono o, meno romanticamente, naturale espressione ed evoluzione del relazionarsi umano! Anche in questi casi (che, così, a naso, solo perché abito a Roma, sono molti, ma molti, ma molti di più dei terribili casi di pedofilia), la colpa è dell’omosessualità in sé. E ancor di più, dell’omosessuale non consacrato che va a tentare il povero prete, pur sempre umano, costretto da una norma disumana e anacronistica.

[ Forse, Bertone, non ha considerato un piccolo, irrealizzabile, autogol. Se il legame omosessualità-pedofilia è così diretto, tale per cui, oltre ai pedofili debbano essere denunciati anche preti omosessuali che intrattengono rapporti o relazioni con adulti consenzienti, il numero delle proteste credo aumenterebbe e di gran lunga!]

I comunisti non li vennero più a prendere, perché erano talmente pochi e perché poi non erano così, mediaticamente rilevanti, nella costruzione del nemico comune. Insomma per anni gli avevano già fatto mangiare i bambini e la gente c’ha creduto poco!

Ora, in attesa che vengano a prendere anche me, pur se nessuno protesterà, mi chiedo dove porterà, se porterà a qualcosa, tutto questo. Ovvero, la strategia del nemico comune, abbinata a quella dell’attacco-difesa, piuttosto che quella di una seria discussione e analisi dei propri errori e limiti, è facilmente riconoscibile come una strategia che, alla lunga, è destinata a delimitare un’area e a restringerla sempre di più.

Che sia la Chiesa consapevole e stia cercando, come in una sorta di malattia cronica, di allungare i tempi di un inevitabile declino? Anche questa sarebbe lungimiranza.

Credo purtroppo che invece sia ancora egoismo e cecità. In virtù di quella Verità rivelata che è unica e superiore alle altre [ che poi sia stata stravolta e ignorata nella sua possibile e salvifica attualizzazione, è forse un’altra delle cause di questa drammatica decadenza].

Insomma, in un momento storico in cui la dottrina comunista ha perso da anni, in cui la dottrina del liberismo sfrenato sta mietendo ancora vittime, in cui l’incertezza attanaglia  e il relativismo non sembra essere più tanto di moda, la Chiesa che potrebbe attualizzare il messaggio di Cristo e renderlo roccia su cui costruire le nuove case, si chiude in se stessa, nel suo anacronismo e nella sua imperturbabile, apparentemente, solidità.

E così, miseramente, in tempi di otto per mille, chi ne farà le spese? Probabilmente non la ricca istituzione, ma quell’altra chiesa, sempre quella con la “c” minuscola, quelle membra vive di evangelica memoria. Quelle membra che lavorano ogni giorno e ogni giorno si confrontano con la contemporaneità, con i dubbi reali dei fedeli, con lo sforzo di chi vorrebbe vivere il messaggio cristiano anche nel 2010, di chi è a fianco degli ultimi, semplicemente perché così aveva capito che avrebbe dovuto fare, in quel sentimento di “imitazione di Cristo” che sente puro nel suo cuore.

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