Diritto e coraggio [ovvero e se nella sentenza della Corte Costituzionale mancassero entrambi?]

La sentenza della Corte Costituzionale non ci piace, ci fa male e ci brucia più di tante altre “battaglie” perse.

Perché? Perché ci eravamo illusi che con una politica ormai imbarazzante, dove il principio di discrezionalità del legislatore, appunto, era ormai stato spazzato via dalla connivenza, prima con i mafiosi, poi con la Chiesa, poi con le lobby non costituite, almeno la suprema corte, in virtù del diritto, appunto, di nuovo, e non della discrezionalità, potesse risolvere l’annosa questione sui matrimoni gay.

Dalle prime dichiarazioni, però emergono i maggiori dubbi: perché, se i giudici dovevano esprimersi su un contrasto di norme (esistenti), fanno riferimento, per motivare il loro rigetto, a norme(future) che, giustamente, non ricadono nelle loro competenze? Come recita l’art. 134 della Costituzione Italiana, la Corte costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni. Perché allora, in questo caso, la Corte sembra più aver detto “ non posso decidere io?”

Cerco di spiegarmi meglio, da profano del diritto quale sono. “Nei ricorsi alla Consulta si ipotizzava il contrasto tra gli articoli del codice civile sul matrimonio con diversi principi sanciti dalla Costituzione. In particolare l’ingiustificata compromissione degli articoli 2 (diritti inviolabili dell’ uomo), 3 (uguaglianza dei cittadini), 29 (diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio) e 117 primo comma (ordinamento comunitario e obblighi internazionali) della Costituzione. I ricorrenti, in sostanza, affermavano la non esistenza nell’ordinamento di un espresso divieto al matrimonio tra persone dello stesso sesso e lamentavano l’ingiustificata compromissione di un diritto fondamentale (quello di contrarre matrimonio) oltre che la lesione di una serie di diritti sanciti a livello comunitario.” (Ansa)

Dunque, la Corte Costituzionale, mi sembrerebbe  nel pieno possesso delle facoltà per procedere. Lo ha fatto? Certamente le motivazioni della sentenza chiariranno questo punto, ma quel  “ ricadere nella discrezionalità del legislatore” mi ricorda quel lavarsene le mani di Pilato. Ribadisco, nessuno aveva chiesto alla Corte un provvedimento legislativo, bensì una sentenza sulla compatibilità tra norme già esistenti e una compatibilità tra queste stesse norme e la negazione di un diritto.

Il nostro ordinamento, a differenza di quello statunitense, ad esempio, non prevede che le sentenze, puranche della Corte Costituzionale, siano annoverate tra le fonti del diritto e che si comportino, quindi, come norma.

La sentenza, dunque, non sarebbe stata “valida” per altri casi aldilà di quelli presenti nel ricorso e, non avrebbe intaccato in alcun modo le competenze del legislatore che avrebbe continuato a mantenere la prerogativa di regolamentare l’ambito della sentenza.

Certo, una sentenza a favore dei ricorrenti, in questo caso, avrebbe costituito un precedente storico di portata incredibile perché da una parte avrebbe potuto essere un faro per altri giudici che ad essa si sarebbero potuti ispirare per casi analoghi

Dall’altra avrebbe comunque consentito, de facto, un iter per il matrimonio omosessuale ovvero richiesta di pubblicazioni, diniego, ricorso, approvazione del ricorso e avrebbe, non ultimo anche in per una democrazia malandata come la nostra, posto un paletto proprio per la legislazione ovvero questa si sarebbe dovuta confrontare direttamente con il matrimonio tra omosessuali senza perdersi nei rivoli e nelle fantasiose sigle che hanno caratterizzato questi anni.

Avrebbe potuto la Corte avere più coraggio, avrebbe potuto dare un impulso all’ammodernamento della nostra società e alla difesa di diritti fondamentali? Avrebbe potuto fare tutto questo senza forzature del diritto? E, ancora, più malignamente, avrebbe dovuto farlo ovvero è dalla Corte Costituzionale che dobbiamo aspettarci tali rivoluzioni?

Solo le motivazioni della sentenza potranno sciogliere questi dubbi e, intanto, noi qua si aspetta, cercando di capire se e mai, poter incidere sulla discrezionalità del legislatore per risolvere questa vergogna.

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