La traiettoria migliore [ovvero il destino non esiste]

“hai mai sentito parlare di traiettoria ottimale?
La tua vita è come un fiume
se miri ad uno scopo a cui non sei predestinato nuoterai sempre contro corrente.
Il giovane Gandhi vuole pilotare una star car? non accadrà mai!
la piccola Anna Frank vuole insegnare al liceo? ti attacchi annina non è il tuo destino!
Ma voi andrete avanti per scuotere il cuore e le menti di milioni di persone.
Scopri qual è il tuo destino e il fiume ti ci porterà!
Ora…talvolta gli eventi della vita danno ad un individuo degli indizi su qual è il suo destino, come quelli scarabocchi che hai fatto per caso.”

[da “L’uomo che fissa le capre”]

Così, casualmente, una mattina alla radio senti un pezzo di un film che avevi quasi dimenticato. E proprio quando nelle serate alla birra con i tuoi amici rifletti sulle cose fatte, sulle scelte, sui luoghi da dove vieni e su quelli in cui andrai, su chi c’era e pensavi fosse rimasto, su chi, invece, se n’è andato e già lo sapevi, e su chi, ancora, a sorpresa, forse, è ancora lì (o qualcuno che rispunta dopo un anno di black out e ti regala una chiacchierata leggera, una storia incredibile e un aperitivo divertente): proprio quando tutto questo succede, quelle battute. E tu che ti ritrovi così diverso.

Mai fermo ad aspettare il fiume. Con i rischi, sempre, annessi e connessi, si direbbe.

Che non riesci proprio a parlare di destino (che di prove di come potrebbe sembrare tutto scritto ne hai avute!). Che non riesci proprio a dire, non si poteva, non si può, non si potrà fare. Che va bene non andare contro la tua vocazione, che va bene non pretendere la luna, che va bene riconoscere il sogno e la realtà e viverli sempre come due stanze separate.

Ma proprio non ce la fai a stare lì, aspettare che il fiume ti porti il tuo destino. A volte capita e si chiama fortuna, magari. ma quella stessa aiuta gli audaci. O chi parla di futuro.

O semplicemente chi, con mille prove ed errori, umani sbandamenti e speranzosa testardaggine, sente qualcosa dentro. Vede una strada. La percorre. Decide di volerla. Decide di dover costruire in quella direzione.

E il destino ci proverà a mettere i bastoni tra le ruote. E il destino proverà a farti pensare che non si può nuotare contro corrente.

Ma a noi non interessa. Noi siamo folli. Il  sogno è il destino dei folli. E lo chiamiamo  futuro.  E ti fa alzare ogni mattina e continuare ad andare contro corrente.

[e può succedere che ci siano prove particolarmente dure, segnali particolarmente forti. Allora non puoi rassegnarti al destino, ma semplicemente capire che, forse, il tuo futuro è da un’altra parte. E da lì. Ancora controcorrente.]

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