Roma Pride, cosa accade? [ovvero d’ambo i lati calpesto rimbomba]

 
“S’ode a destra uno squillo di tromba;
a sinistra risponde uno squillo:
d’ambo i lati calpesto rimbomba
da cavalli e da fanti il terren.
Quinci spunta per l’aria un vessillo;
quindi un altro s’avanza spiegato:
ecco appare un drappello schierato;
ecco un altro che incontro gli vien”.
E ci risiamo. La divisione della comunità LGBTQI romana non fa scalpore da parecchi anni. Scaramucce e dispettucci di prime o seconde donne, a scapito del popolo LGBTQI, della sua credibilità e della sua, potenziale o reale forza, forse non ci stupiscono né ci indignano più. Troppe volte ci stancano.Le ultime vicissitudini parlano del Pride di Roma.

Come se già avessimo pochi problemi a rapportarci con questa amministrazione comunale, con la curia cittadina e con un sistema mediatico che, come sempre, fa alzare i toni delle polemiche e rimesta nei luoghi comuni attraverso la pubblicazione delle solite foto di trans troppo esuberanti.

Come se non ci bastasse la mancanza di veri leader che ci facciano unire e sognare, come se non bastasse la divisione tra noi, tra chi vorrebbe manifestazioni in giacca e cravatta e chi vorrebbe che ognuno esprima se stesso come desidera. Come se tutto questo non fosse sufficiente, quest’anno la divisione si consuma sull’organizzazione del Pride, mascherandola da dibattito culturale, si rischia una lotta più profonda che arriverà a mettere a repentaglio anche l’effettivo svolgimento e riuscita della manifestazione.

Dalle varie mailing list, gruppi di discussione, incontri più o meno allargati (a cui, in alcuni punti dei documenti linkati, si fa richiamo)la situazione sembra essere più o meno questa:“S’ode a destra uno squillo di tromba – il comunicato in cui il Mario Mieli fa la sua ricostruzione, ponendo sul tavolo alcune questioni, difendendo, comunque, l’operato e la gestione dei pride negli anni passati e preoccupandosi della gestione e organizzazione del prossimo Pride romano con particolare preoccupazione per i tempi.

a sinistra risponde uno squillo… – Il comunicato di risposta del nascente comitato per il Pride romano in cui si pongono questioni effettivamente rilevanti e interessanti , specie sulle richieste della “base” e si fa riferimento sia al workshop (che sarà  aperto a tutti) che al comitato.”

E adesso, a dispetto della funzione del coro manzoniano citato, alcune riflessioni e soprattutto domande, non richieste, dell’autore.Insomma, escludere. O portare all’autoesclusione del Mario Mieli dall’organizzazione del Pride romano è l’ultima conseguenza di una lotta, tutta intestina, logorante e mal gesita, oserei dire, da sempre.
Per esperienza e capacità sull’organizzazione della manifestazione romana e per indubbia rappresentatività, del Mario Mieli non si può né si deve fare a meno.
E’ anche vero che, però, proprio il Mario Mieli con Arcigay Roma, per dirne una, ha da sempre ingaggiato una lotta alla leadership, a dispetto del tanto invocato pluralismo e coordinamento.

Da una parte mi viene da pensare che l’operazione “pride di tutti” e la ricerca, finalmente, di un coordinamento delle associazioni romane, come già avviene ( con non poca fatica al momento della costruzione) in altre realtà, possa solo che essere positivo.
Per ogni grande città e in primis per Roma, centro politico e culturale innegabile, un coordinamento tra le associazioni, una loro costante collaborazione pur nel rispetto delle specificità e diversità, dovrebbe essere la soluzione maestra.

Certo che i dubbi sulla modalità di nascita di questo comitato, della sua proposta e la mancata definizione, anche abbozzata, di una traiettoria futura, mi lascia un po’ perplesso.

Un coordinamento, infatti, non nasce in 40 giorni e in 40 giorni non può portare che frutti strumentali. E siccome i tempi hanno il loro peso, il sollevamento di certe questioni, a pochi mesi e addirittura poche settimane dalla manifestazione, mi risulta comunque ambiguo.
Un comitato per il Pride romano, poi, sicuramente porterebbe altri effetti e assetti e conseguenze. Non riesco, dunque, a non riflettere sui legittimi dubbi di Rossana Praitano che nell’operazione vede un possibile modo per poter mettere ” un’ipoteca” sull’Europride dell’anno prossimo. Europride 2011 è stato assegnato al Circolo Mario Mieli, è stato un ‘errore? forse, ma non c’era questo fermento allora, anzi , allora, non solo l’idea di un comitato non era nemmeno considerata, ma abbiamo assistito a operazioni di ostacolo per l’assegnazione, che rimangono a me, ancora, incomprensibili. ? E se è stato proposto un comitato, cosa ha impedito la sua composizione?

Che, come osservano i promotori del “pride di tutti”, la realtà romana e le forme di partecipazione siano cambiate è stato evidente proprio la scorsa estate e autunno: le persone LGBTQI romane hanno preso nuove consapevolezze e hanno chiesto nuove piattaforme di protesta. Come mai in quel momento, e quindi con tempi ragionevolissimi, non è nata questa idea sul Pride romano e anzi, alcuni dei firmatari dell’attuale proposta, ma anche alcuni del Mario mieli, (ne sono personalmente testimone e protagonista) in animate (immaginate i toni?) discussioni hanno condannato e cercato di ostacolare “questi 4 con le fiaccole” invece di cogliere quel fermento e proporre una svolta sulla scia, ad esempio, del coordinamento di Torino?

Oggi, dunque, tutte le proposte suonano, inevitabilmente, sospette. Il rischio è alto, riguarda non solo il Pride romano, ma la credibilità delle associazioni capitoline. Se le divisioni, i tempi contingentati, le scaramucce e gli ostacoli esterni, portassero a un annullamento, uno slittamento o anche una manifestazione romana in tono minore ( chiunque solo bazzichi la politica, specie per la lotta per i diritti, pur volendo salvaguardare nella forma e nella sostanza l’importanza dei pride locali e di quello nazionale itinerante, capisce che a Roma si gioca sempre e comunque una partita politica a sé stante), ci sarebbe il distacco definitivo dei partecipanti e l’attacco di chi da sempre ci ostacola e strumentalizza le nostre divisioni.

Chi se ne assumerebbe la responsabilità?
Un Mieli che non si è fatto pari tra gli altri per una sorta di lesa maestà?
Basterebbe il grido alla mancata democraticità e un “noi c’abbiamo provato” di alcune associazioni promotrici del comitato per placare la delusione dei tantissimi cittadini (evitiamo le sigle?) che, fuori dalle danze, vedrebbero solo il non-risultato finale?

In tema di consigli non richiesti, ecco cosa mi era venuto in mente.
Se c’è vera responsabilità, buonsenso e buona fede da parte di tutti, non sarebbe più opportuno che il comitato si formi ( e si sciolga di conseguenza) per dare garanzia al solo Pride romano 2010?
Il Mieli potrebbe rientrare come uno tra pari, le altre associazioni darebbero prova di lealtà con il loro contributo e da subito si potrebbe avviare un serio confronto con una data certa, Roma 2012 (tenuto fermo che l’organizzazione dell’Europride 2011 spetta al Mieli, ma certo che un lavoro comune serio e disinteressato non possa che giovare anche a quello).
Questo scenario comporterebbe come ripeto due prese di posizioni chiare, una del Mario Mieli e l’altra, la data di “scadenza” del comitato, da parte delle associazioni promotrici.

Queste riflessioni non credo siano difficili da capire o che, tantomeno, parteggino per l’una o l’altra parte che, oramai, si sono costituite.
Sono riflessioni che potrebbero scaturire, e quando lo faranno, nel peggiori degli scenari che ho prospettato, saranno meno pacate e ben più taglienti, da qualsiasi cittadino LGBTQI romano e non, stanco di queste divisioni.
Mettiamo anche in conto che queste vicende, come spesso accade, arrivano solo negli effetti e nelle conseguenze alla stragrande maggioranza dei cittadini, che per mille motivi, non sono informati sulle cause e sull’iter delle vicende, non tengono a farlo o non hanno modo di partecipare ai, rari, momenti di dibattito, ma che si aspettano una sorta di “chiamata alle armi” annuale al momento del Pride e pretendono che questo sia unitario, visibile, efficace e produttivo.

Proprio per loro, per la lotta per i diritti, per l’efficacia di questa lotta mi pongo queste domande e mi chiedo, nel caso specifico, che forma assuma e che peso possa avere il senso di responsabilità rispetto alle solite divisioni per condurre “il carro” ?

 

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