Distacchi [ovvero dimentica una cosa al giorno]

Ed ora se c’è quel Dio che hai amato e pregato più d’ogni cosa, quello che mi hai insegnato ad amare e pregare, quello a cui hai sempre teso. Adesso ti regalerà i giorni più sereni e dolci che ti meriti.

I distacchi sfanno parte della vita. Con i distacchi gli uomini crescono, alcuni invechiano, le situazioni mutano. E c’è sempre smarrimento. All’inizio.

I distacchi forzati sono quelli più duri. Quelli che ti fanno crescere per forza, quelli che ti fanno invecchiare in un giorno, quelli che cambiano tutto senza quasi preavviso. E resta la speranza che il periodo di adattamento sia davvero breve.

E guardi le cause, analizzi tutti i fattori, cerchi razionalmente di capire se sarà davvero la soluzione migliore. E lo è. Lo sai, lo hai ripetuto mille volte. Hai cercato il meglio, perchè il meglio hai ricevuto e il meglio vuoi dare.

E allora quel magone, quelle lacrime che solcano il volto, quelle che nascondi quando fingi un sorriso e un “Ti piace?” per cercare di non far vedere il distacco, sono solo momenti.

E oltre la ragione, oltre l’unica alternativa ormai possibile, resta da pregare quel Dio, con le parole arrugginite che non usi da molto. Che ti tenga la mano quando io non potrò farlo, che risponda ai tuoi richiami, quando io non sarò più semplicemente nell’altra stanza, che ti pettini perchè sa quanto ci tieni, che consoli il tuo sguardo quando ne cerca uno familiare, che ti faccia perdonare quegli occhi che ti avevano detto che non ti avrebbero mai lasciato, che ti accarezzi la sera quando non vorrai restare sola.

E quando le braccia diventeranno ancora più deboli e tirate di come sono ora, quando il sorriso sarà sempre più duro a venire, quando dimenticherai una cosa al giorno, egoisticamente, prego quel Dio che mi faccia essere l’ultimo ad andarsene. Come oggi.

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