Fessure [ovvero folate e venti]

E dici ‘no!’. E dici ‘basta’. E scrivi fine mille volte. E a ogni flebile sospiro, ogni brezza ti sembra il giusto slancio, ti sembra il vento favorevole per aprire le tue vele.

Ma poi, da quel porto, da quella falsa partenza in pompa magna, torni dietro una fessura. A guardare quello che era. Avvicini l’occhio, per cercare di capire. A volte senza considerare che la porzione di reale che passa per quell’apertura è solo una parte del tutto, dal quale repulsione e attrazione ti fanno scappare.

Allora forse sarebbe meglio accostare il naso a quella fessura. Sentire l’odore e la forza di quel vento che non era brezza, Ma una spinta portentosa che aveva davvero staccato le vele. Quando meno te lo saresti aspettato, quando più lo avevi desiderato.

Ora c’è un muro che ti ripara da quel Maestrale. Ma c’è anche una fessura che te lo fa ricordare, freddo e potente.  Che forse è meglio chiudere, se non lo vuoi più sentire. che forse è meglio chiudere se al vento si scelgono le effimere e rassicuranti folate, che sembrano far sentire leggeri. Ma non fanno gonfiare le vele.

Lasciano solo confusione. Come queste parole scritte male. Come quella vita sbirciata dietro la fessura.

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