Ianuzza[ ovvero chi si ferma è perduto]

Ti ci prepari. Forse per attutire il colpo. E poi non è mai come te lo saresti minimamente immaginato. E, ancora una volta, tutte le spiegazioni razionali non ti sfiorano. Resta che a me già manchi. E resta che non voglio dimenticare la voce, non voglio dimenticare i gesti,non voglio dimenticare i detti, non voglio dimenticare le risate.

Eccoti stanotte, come ti ho vista: tutti insieme i ricordi in cui ridevamo, ni cui ci mascheravamo da cinese e da geisha, in cui giravamo per la città, in cui ballavamo e tu eri sempre l’ultima a finire e sfiancavi tutti (e da qualcuno dovrò pure aver ripreso!).
C’era stanotte lì con te ogni momento divertente e ogni frase, ogni richiamo, ogni canzoncina e ninna nanna che mi fanno, oggi, sentire quasi un madrelingua siciliano.

E ce n’era una fra tutte. Quella che più di tutte ci hai insegnato. Quella che non solo ci dicevi, ma che hai vissuto fin quando hai potuto. Quella che riempie ogni momento della vita e gli dà senso, quella che la fa pregna di amore(ché tu hai amato con tutta te stessa uno e un solo uomo, il tuo Tatà), passione e ideali(nello sporcarsi le mani, nel fare quello che si crede giusto, senza chiedersi perchè o per chi), divertimento (che non è mai peccato se non fa male, è vita!), gioia, dolore, Fede (cieca e profonda, dogmatica, ma mai bigotta, di puro amore, anche quella). E dire che magari se avessi saputo che origine aveva il tuo motto ti saresti arrabbiata.
Chi si ferma è perduto. Questo ci hai insegnato della vita, Ianuzza. E questo non ci resta che fare!

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