Nessuno avrà la forza [ovvero di pre-durante-post Roma Pride]

Ci sarò. Perché nessuno avrà la forza di appropriarsi o delegittimare la parola Pride (un po’ come fece la destra con la parola libertà, non vorrei fare la fine della sinistra lenta che rimane a guardare, cercando sinonimi). Perché non la lascio agli organizzatori che rappresentano poco altro che se stessi.
Ci sarò. Perché nessuno avrà la forza di convincermi che il Pride, che rivendica i diritti delle lesbiche, degli omosessuali, dei trans gender, degli intersessuali, sia divenuto di destra, solo perché associazioni di destra firmano un documento politico in cui, per esempio, si parla di matrimonio, omogenitorialità, tutela per i trans gender, lotta all’omofobia. Non è un problema mio se loro firmano. Sarà una questione con i loro iscritti e simpatizzanti.
Ci sarò. Perché nessuno avrà la forza di convincermi che con questo Pride si è aperta una fase nuova (quindi se ci vai, avalli la nuova fase, se non ci vai stai da un’altra parte). Questo Pride ha solo acuito, pubblicizzato e fatto capitolare posizioni, odi personalistici, fratture, invidie ed egoismi noti a tutti. Da una parte e dall’altra (perché, per quanto esigue, ormai si parla di due parti nel movimento. Cieche di fronte all’indifferenza della terza parte, più verace e consistente, il popolo LGBTQI).
Ci sarò. Perché nessuno avrà la forza, il 4 luglio, di sedersi in cattedra. Magari parlando anche a nome mio (utilizzando dei plurali inopportuni). Io ci sarò e come ho fatto prima, parlerò durante e dopo, senza fornire alibi legati alla mia non presenza.
Ci sarò. Perché nessuno avrà la forza di poter ipotecare le istanze che devono essere nostre, del popolo LGBTQI, che parlano di parità, diversità,dignità, legittimità. Nessuno dovrà o potrà avere la forza di ergersi a ‘portavoce’ del popolo LGBTQI, né da una parte, né dall’altra. Che le dichiarazioni sono già pronte: in caso di un brutto Pride ci sarà chi dirà ‘non rappresentate nulla, le persone non vi hanno legittimato’ o, peggio, ‘ avete regalato all’amministrazione romana un Pride sottotono per tenerla amica’, dall’altra parte prevedo già ‘avete spaccato il movimento, voi avete la responsabilità di un Pride andato male, voi avete boicottato la nostra lotta’. Tutto prevedibile. In caso di successo del Pride (quando un Pride ha successo? Forse, utopisticamente, se nell’anno che lo separa dal Pride successivo si otterranno le riforme e le leggi che chiediamo?) gli organizzatori inneggeranno al successo del ‘nuovo’ metodo, dell’apertura alle diverse realtà, del nuovo corso. Dall’altra parte si continuerà con la storia del regalo alle destre (ho poca fantasia nell’immaginare come si possa controbattere al successo del RomaPride di quest’anno).
Ci sarò. Perché nessuno avrà la forza, il 4 luglio, di riuscire a cancellare questa brutta pagina del movimento e cercare una via diversa, una tabula rasa, una nuova costruzione. Nessuno avrà la forza per via delle auto-delegittimazioni di questi mesi, per via delle acrobatiche ‘compagnie di ventura’ createsi tra chi fin’ora si era se non combattuto, quantomeno aveva rimarcato differenze, per via della riproposizione della ‘fattoria degli animali’ quando a un regime se ne è sostituito un altro.
Ci sarò. Perché nessuno avrà la forza, il 4 luglio, di riportare sul piatto politico e sociale quelli che devono essere gli intenti comuni, con il coraggio di accettare il fatto che possano essere perseguiti con metodi e vie differenti.
Ci sarò. Perché nessuno avrà la forza, ma non è detto che non ne abbiano la faccia tosta. E io non voglio avallarli.
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