A Roma si è sperimentato il coraggio [ovvero del PD, dei diritti civili, di come continuare…]

Prendo spunto dalla nota dell’amico Marco, per sottolineare l’esigenza di un luogo, riconosciuto e riconoscibile, all’interno del nostro partito, che affronti i temi dei diritti legati, nello specifico, alle persone LGBTQI.

Marco chiede nella nota chi abbia paura, e quindi chi sia pronto, al cambiamento.

Qui a Roma, proprio durante la festa dell’Unità, si è vinta questa paura, si è trovato il coraggio di sperimentare, con non poche difficoltà, e si è registrato un importante successo.

Grazie al coraggio e all’ostinazione degli organizzatori della festa democratica di Roma si è voluto dare spazio e cittadinanza alle tematiche legate ai diritti e alle difficoltà del mondo omosessuale e transessuale riuscendo in  ciò che ci ripetiamo da fin troppo tempo: portare sul territorio, sul piano delle idee, ma soprattutto delle proposte, sul piano della conoscenza, del confronto e del dibattito, temi che troppo spesso vengono utilizzati come bandiere ideologiche e, per questo, sono ancor più spesso vittima di arroccamenti e scontri.

Con l’impegno del PD Rainbow a Roma, durante la festa, si è voluto andare oltre, portare prima di tutti dentro il partito, nell’ufficialità della festa democratica, la discussione su questi temi. Si è voluto portare a conoscenza dei militanti, simpatizzanti, semplici visitatori, l’impegno di un partito locale nell’affrontare e nel sostenere, prima di tutto, il confronto.

Spazio, idee, coinvolgimento sono state le tre parole d’ordine con il quale alcuni militanti del Partito Democratico romano hanno affiancato al loro quotidiano impegno nei circoli, negli organismi direttivi, nei luoghi istituzionali, l’impegno di diffondere conoscenza e consapevolezza tra chi ha frequentato la festa.

Il coraggio è stato quello di costruire uno spazio in cui le diverse idee venissero portate ‘alla ribalta’, in cui avessero una visibilità ufficiale e in cui, attraverso il naturale coinvolgimento degli iscritti e degli avventori della festa, il confronto potesse gettare le basi proprio di quella linea di sintesi (e non di compromesso al ribasso) di cui tutti, specie in questi giorni, sentiamo estremo bisogno (e non solo per i temi legati al mondo LGBTQI).

Il coraggio dimostrato, dall’attuale segreteria romana e dall’organizzazione della festa, è stato proprio quello di partire dai temi, andare oltre le logiche di ‘caminetti’ e ‘bilancini’ e sostenere chi ogni giorno, nell’impegno nei circoli e nelle istituzioni, si impegna per alimentare il dibattito e l’apertura proprio sugli aspetti più controversi e difficili legati al mondo omosessuale e transgender.

A Roma, con il PD Rainbow all’interno della festa dell’unità, questo coraggio si è sperimentato. E il frutto di tale sperimentazione è stato l’apprezzamento proprio dei tanti militanti, la cosiddetta base, soddisfatta finalmente di dibattiti non come ‘passerelle’, ma nei quali si discutevano fatti, proposte, impegni (l’evento su omo-trans fobia del 24 luglio ne è stato l’esempio) in cui il partito è uscito allo scoperto coinvolgendo proprio gli iscritti.

Ed è su questa scia, sul successo di questa sperimentazione che si vuole e si deve continuare. Portando quei dibattiti nei circoli, auspicando il confronto basato sui fatti, sulla quotidianità di ogni cittadino e non su posizioni ideologiche.

E solo dando ufficiale cittadinanza a un tavolo nazionale per i diritti lgbtqi e alle sue diramazioni locali si potrà giungere a una sintesi condivisa e condivisibile per tutto il partito, per tutti gli iscritti.

Una ricerca della sintesi che ponga al centro il benessere della comunità e che non sia compromesso al ribasso, frutto di un mercanteggiare di posizione, un barattare consensi o dinieghi che nascono da ‘altro’ che nulla c’entra con le tematiche in questione.

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