Quell’asfissiante tranquillità [ovvero ‘Et in terra pax’]

Quell’asfissiante tranquillità ti blocca, ti immobilizza nella tua dimensione, fa ripetere uguali a se stesse le situazioni quotidiane, le fa muovere verso un’escalation negativa che arriva fino alla disperazione dei gesti.

Et in terra pax, mentre tutt’attorno sembra inferno. Un inferno in cui sei nato, in cui sei abituato a vivere, dove la speranza non è  contemplata, dove l’utopia non riesce a rompere gli argini di un campetto di calcio sterrato.

Una pace che prospetta ai ragazzi solo la violenza come affermazione di sé, che non permette al nemico, chiunque esso sia,aldilà delel sue ragioni e delle sue intenzioni, di entrare nel ghetto, ma che con una asfissiante tranquillità, impedisce di uscirne. Di immaginare un altrove.

Nel film ‘Et in terra pax’, raccontando la realtà dei ragazzi di Corviale, come potrebbe essere quella di tantissime altre periferie italiane, al nord come al sud, colpiscono gli elementi che ci sono, che vengono narrati con particolare crudezza e verosimiglianza, lasciando spazio al romanzo, ma con un ancoraggio alla realtà che spiazza e ammutolisce. Violenza, apatia, rassegnazione di una vita che sembra perpetuarsi senza possibilità di riscatto.

Nel film ‘Et in terra pax’ colpiscono gli elementi che non ci sono, sono forse quelli gli elementi più politici, le denunce più forti. La speranza, la possibilità, il riscatto, la rottura di catene comode nella loro morsa, la prospettiva di un futuro che stimola l’impegno. In questi si perdono i proclami per salvare le periferie, l’ipocrisia del carcere come strumento riabilitativo, lo studio come mezzo di crescita individuale e sociale.

Le giornate si ripetono e la mancanza di domani ti inchioda a una panchina e pian piano ti risucchia nel moto perpetuo della piccola criminalità, le estati passano e attanagliano e inaridiscono il fisico, la volontà e la dignità fino a esplodere nell’affermazione dei più violenti e distruttivi istinti umani.

Per affermazione, perchè quando è la pace a rubarti la dignità, solo la guerra e la violenza degli istinti restituisce l’affermazione di se stessi.

E’ l’esaltazione tragica e patologica del falso cambiamento gattopardiano, che in fondo non si ricerca, perchè quello che potrebbe essere fa più paura di quello che è, che con spasmodica e irrazionale lucidità si tenta di mantenere travalicando i limiti verso una insensata e irrealizzabile onnipotenza.

Nel film ‘Et in terra pax’ le inquadrature raccontano da vicino, interpretano e restituiscono un’agghiacciante e apatica quotidianità, che esce dalle cronache stanche dei quotidiani perbenisti e si fa immagini, suoni, dialoghi oltre alcune virtuosità stilistiche, tipiche delle opere prime di certi bravi e promettenti registi che vogliono mostrare il meglio di sé, fino a estrarre la realtà dal romanzo.

‘Et in terra pax’ racconta una delle realtà dei ragazzi di Corviale, ma che potrebbe essere quella di qualsiasi altra periferia, a nord o a sud di questo oblungo ombelico dell’umanità, dove non vi è denuncia, dove vi è la terribile consapevolezza che per molti quella è la terra che gli è stata data e quella è la migliore ‘pace’ a cui possono tendere e che pertanto, con ogni mezzo, devono difendere.

Domenica, ore 22, Cinema Farnese- vista la grande affluenza (e il giusto successo) conviene comprare prima i biglietti per ammirare questa importante e riuscita rappresentazione di una realtà!

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