Non ci basta più un tavolo [Dipartimento dei Diritti del PD]

Quando ci si trova a parlare seriamente  di diritti, nel PD,  si possono scorgere anche tante note positive. Oggi primo grande incontro del Dipartimento dei Diritti… [qui più o meno quello che mi sono sentito di dire].

Qualche anno fa eravamo per lo più tutti lesbiche e gay, riuscivamo a stare attorno a un tavolo (spesso anche molto comodi) e ci si sentiva molto ‘riserva indiana’ (come ha ricordato qualcuno). Si andava alla chetichella a prendere le bandiere nella sede nazionale per andare al Pride e sostenere Paola Concia, la nostra deputata lesbica, che con coraggio si esponeva a una piazza che si dimostrò molto dura.

Erano i tempi in cui eravamo soli a sgolarci, in risposta a chi ci additava come traditori e ci chiedeva perchè continuassimo convinti a militare nel PD, che la battaglia dei diritti (già li declinavamo al plurale) o si vince qui, nel più grande partito d’opposizione, oppure non si vince da nessuna parte.

Vennero gli scontri, venne la bocciatura della Legge Concia, vennero le umiliazioni e le violenze.Ma ci furono anche le nette prese di posizioni, gli scontri, le rivendicazioni. E venne anche il Dipartimento dei diritti, direttamente espresso e voluto dalla segreteria nazionale e diretto da Ettore Martinelli.

Finalmente un luogo, riconosciuto, istituzionalizzato e soprattutto aperto. Aperto a tutti i militanti PD, a tutti colori che sentono l’emergenza dei diritti violati e delle cittadinanze dimezzate. Aperto a tutti i diritti, per ricostruire una solidarietà che è una forza: omosessuali, portatori (anzi ricettori, dalla società che li ostacola, come ha notato argutamente Ileana Argentin)di handicap, donne, immigrati. Ma ancora diritti di studenti e precari.

Oggi nel primo grande incontro del Dipartimento dei diritti del PD l’aria è questa, finalmente. Decisi a porre come imprescindibili le discussioni e le proposte sul programma per la promozione e tutela delle diversità.

Le note positive che abbiamo notato devono essere anche le nostre sfide: ‘incastrare’ il nostro Partito, portare in evidenza forza e determinazione, non accettare più titubanze o rifiuti. Portare al confronto anche, e soprattutto, le persone più distanti e ostiche, costringerle a esporsi e a trovare una sintesi al rialzo: parlando chiaramente di proposte, programmi e obiettivi.

Un Dipartimento che sia motore del disegno programmatico che il partito ha dell’Italia, di quell’alternativa che si vuole e deve proporre.

Perchè noi vogliamo essere ancora orgogliosi di stare in questo partito e perchè questi temi non sono così secondari, come si vorrebbe, strumentalmente, far credere, nelle scelte elettorali degli italiani.

Ora che il luogo esiste (e dico che ce lo siamo conquistato) dobbiamo farlo valere e far diventare patrimonio genetico del Partito Democratico, a ogni livello. E ogni livello, nazionale, regionale e cittadino, deve essere una catena e un motore che arriva fino a tutti i circoli e a tutte le persone che nei territori ci incontrano e ci interrogano.

Deve essere il riferimento per tutti coloro, iscritti, eletti, cittadini, che vogliano sposare la battaglia di civiltà che unisce le rivendicazioni dei diritti civili e sociali.

Dal passaggio stretto sui territori riusciremo, realmente, a coinvolgere in una grande battaglia di civiltà e riportare, forti dei consensi, il PD a proporre un’alternativa e un modello di conquista dei diritti davvero concreta.

E’ questo che vogliamo e dobbiamo costruire tutti, ricostruendo la solidarietà, scambiandoci le casacche, tra gay, donne, immigrati, sposando ognuno le battaglie dell’altro e portando anche coloro che si sentono lontani (sicuri?) a condividerle.

Annunci