La befana che tutto (o quasi) si porta via [ovvero di nuova vita]

Il giusto distacco. Ecco cosa ci voleva. E in una sera vedi scorrere mille vite. Tutte le vite che hai avuto. Passaggi. come in una calza. Dolci, carbone, inutili mazzi di carte napoletane.

Questa volta la simpatica vecchietta se le porta via. Finalmente o ancora una volta. Sorridendo insieme a te di come certe cose non cambino mai, di come certe cose ci siano o non ci siano, non ti interessano più.

E c’è chi ha resistito fino a qui. Nuove forme di vecchie realtà. E nuove consapevolezze di cose passate. O sempre vecchie storie che ora ti fanno sorridere, di chi non cambierà mai, perso nel suo correre immobile [“Ma puoi chiedere a me dove sta ‘x’? Ma quando ci decidiamo a crescere?”], di chi ancora vuol tenere posizioni su un terreno in cui tu non giri più da tempo (e che forse non capisce che è rimasto solo lui a girarci), di chi non riesce proprio a non affannarsi. Giri in tondo di una serata.

E poi porta nella calza la nuova vita, quella con cui ti diverti come se tutto corresse e come se tutto fosse immobile. Quella con cui con o senza alcool prendi decisioni. Più o meno al ritmo di Raffaella Carrà. Più o meno per la vita. Finalmente.

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