Alemanno mette Roma a disposizione [ ovvero Se fosse la quadratura del cerchio e lo scacco matto al PD?]

Alemanno azzera la giunta comunale. Dopo i diversi annunci di rimpasto l’atto (semi)estremo. Dovremmo quasi esserne contenti. L’orgoglio romano, tanto sbandierato in manifesti e manifestazioni, ha dunque aperto gli occhi al primo cittadino e in coerenza con questo si è voluto fare un atto di onestà intellettuale e dignità politica?

In realtà, dietro a questa decisione e, soprattutto, alle mancate dimissioni, vi è quella che si definirà come la più cocente delle delusioni e beffe per Roma e i romani, l’ennesima prostrazione del destino della capitale alle vicende nazionali del PDL e del fine Berlusconismo.

Delusione, perché Roma e per i romani hanno visto in poco più di due anni decadere e spegnersi la città Eterna, anche quanti hanno legittimamente scelto un cambio di passo dal modello veltroniano, si sono ritrovati il caos: non solo lo smantellamento di quanto, faticosamente, si stava portando a regime per dare volto nuovo alla città e per dare nuovo impulso al servizio ai cittadini (rete culturale, dinamismo economico, rilancio turistico, rete dei servizi sociali, responsabilizzazione e autonomia dei municipi), ma anche la paralisi, causa inefficienza e incapacità, di quei settori che dovevano essere le nuove cifre della giunta Alemanno (sicurezza, viabilità (oltre al marasma Atac), povertà e questione Rom).

Beffa, perché dietro questo azzeramento e, ripeto, le mancate dimissioni, Roma, i romani, il futuro della capitale, c’entrano, forse, ben poco. Come lo stesso Alemanno ha dichiarato, lo scenario nazionale non può essere ignorato e, al contempo, c’è la possibilità di poter rafforzare alleanze e accordi buoni per il futuro prossimo, a campagna elettorale ferma (o quasi).

Sembrerebbe che ancora una volta si stia preparando lo scacco matto al PD (che alle amministrative ha un legame forte e ancora proficuo con tutto ciò che sta a sinistra) .

Casualmente la direzione generale del PD, quella dove al centro del tavolo ci saranno le alleanze, si svolgerà proprio il giorno in cui il sindaco presenterà la nuova lista. In questo modo, se ci saranno regali all’Udc, magari qualche strizzata d’occhio a FLI( Croppi sembra riconfermato) e magari anche ad Api, queste forze saranno fortemente vincolate e qualsiasi eventuale proposta di alleanza con il terzo polo risulterebbe tardiva, se non vana, fortemente indebolita [considerando anche che l’UDC è in maggioranza con il PDL in Regione ].

Dunque di nuovo il Partito democratico apparirebbe alla ricerca (elemosina?) di attenzione da un terzo polo che gioca un’altra partita e viaggia saldamente verso destra.

Se questa fosse la strategia del centrodestra, non si può negare che ci si avvicini alla quadratura del cerchio. Possibilità di uscita per il PD? Forse sempre la stessa: utilizzando proprio la forza di traino dell’alleanza con la sinistra che si realizza a Roma e in molte altre amministrazioni, proporre un tavolo riformista, che immagini un reale progetto di città e Paese di stampo socialdemocratico, che realizzi un ampio orizzonte di riforme e di crescita, svincolati da veti ideologici, scontri di rimessa e difesa di posizioni sempre più minoritarie. In modo che l’alleanza che ne nascesse produca nuovi numeri e convinca e riporti al voto nuovi cittadini, oltre i sondaggi e i risultati attuali.

In fondo è proprio la solita vocazione per cui era nato il Partito Democratico.

 

Annunci