L’omofobia non è un’opinione [ che ce ne facciamo del vostro latinorum?]

L’omofobia non è un’opinione, ma a volte non è così scontato ricordarlo.
L’omofobia è quel pregiudizio, quel tarlo, quella tendenza al rifiuto di qualsiasi cosa sia diverso da noi, diverso dalla norma che altri o noi stessi ci imponiamo, o meglio scegliamo, per avere uno schema entro il quale condurre le nostre vite.

L’omofobia non è un’opinione, ma in quelle che per comodità definiamo opinioni spesso si nasconde.
Si nasconde anche in quelle che possono sembrare più aperte. Si nasconde in quelle frasi che a un certo punto prevedono un ‘però’.

L’omofobia non è solo l’indifferenza, la negazione, la discriminazione manifeste. L’omofobia non è solo l’insulto, il mobbing sul lavoro, l’emarginazione, la violenza fisica.

Si chiama omofobia anche quella che giustifica quei ‘però’:
« Non ho nulla contro gli omosessuali, però quei baci in pubblico…»
« Non ho nulla contro gli omosessuali, però i gay pride…»
« Non ho nulla contro gli omosessuali, però forse il matrimonio è troppo…»
« Non ho nulla contro gli omosessuali, però la famiglia è un’altra cosa…»
« Non ho nulla contro gli omosessuali, però i bambini hanno bisogno di un padre e una madre…»
« Non ho nulla nemmeno contro le persone transessuali, ma preferisco non impiegarle nei lavori a contatto con il pubblico…».

Opinioni, si definiscono, ma cos’altro c’è se non OMOFOBIA, strisciante e velata, dietro certe affermazioni? Non è un opinione quella che giustifica che due persone che si amano non possano ottenere un riconoscimento pubblico al loro progetto di vita. Non è un’opinione quella che impedisce a singoli individui di manifestare la propria affettività. Non è un’opinione quella che vuole giustificare un limite alla creazione di una famiglia solo per alcune categorie. Non è un’opinione quella che vuole limitare le differenze e con questo limitare la vita e la dignità di chi è portatore di quelle differenze.

Non è un’opinione. È OMOFOBIA, è RAZZISMO. Per quanto si mascheri con iperboliche riflessioni, complicati e articolati ragionamenti.
Citando Manzoni, cosa dovremmo farcene dei vostri ‘latinorum’?
Ora, qui e adesso, nessun giro di parole è più possibile, nessuna scappatoia linguistica è più accettabile:
se qualcuno vuole limitare in parte l’essere e il progetto di vita di una persona, che non intacca ne incide sul proprio, ma solo per dubbi infondati (perché ampiamente smontati) e solo per un richiamo alla ‘norma’ (intesa come normalità) è un razzista. E quando questo accade nei confronti delle persone omosessuali e transessuali è un OMOFOBO e TRANSOFOBO.

Non è un estremismo e forse, come ormai si ripete da tempo, si provi a fare un piccolo esercizio, sulle frasi precedenti, sostituire la parola ‘ROM, ‘IMMIGRATO’ o anche ‘NERO o EBREO’ alle parole gay e transessuale. Avremo ancora ‘opinioni’ o ci troveremmo di fronte a una serie di frasi razziste che da tempo la coscienza (ma anche il perbenismo) ci impone di combattere?

Nel giorno della GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OMOFOBIA E LA TRANS FOBIA, RICONOSCERE CHE QUESTE NON SONO OPINIONI, MA CHE NASCONO DALLA STESSA MATRICE DI INTOLLERANZA E CHE CON LA STESSA DECISIONE, SENZA SE E SENZA MA, VADANO COMBATTUTE SIGNIFICA VERAMENTE LAVORARE PER UNA SOCIETA’ PIU’ INCLUSIVA A CUI TUTTI NOI (diciamo di ) ASPIRIAMO.

Annunci