Diritti civili [ovvero i democratici preferiscono azioni concrete al gossip]

In attesa che si plachino le polemiche attorno alla rocambolesca azione di Outing all’amatriciana sui politici di centrodestra che, pur su posizioni omofobe, praticherebbero sesso con omosessuali o transessuali, la battaglia per i diritti civili deve proseguire.

 

Sarebbe infatti deleterio in un momento così politicamente difficile e culturalmente opaco, rilegare la battaglia per il riconoscimento dei diritti delle persone LGBT ad azioni dallo spirito nobile, ma portate avanti con metodologie approssimative che, proprio come l’antipolitica più populista scatenata dal berlusconismo, si basano sull’esasperazione e sull’indignazione, legittima, di migliaia di persone che vivono una cittadinanza dimezzata vedendo riconosciuti tutti i doveri e gli obblighi, ma senza poter accedere a tutti i diritti riconosciuti agli altri.

L’operazione, e la successiva polemica, sembrano segnare un ulteriore arretramento e spaccatura del malandato movimento gay e lesbico italiano, diviso tra i delatori dell’operazione, che si appellano alla privacy e alle controverse modalità di attuazione (l’operazione è stata annunciata mesi fa, poi riproposta da una serie di anonimi internauti su un blog ospitato da wordpress) e i promotori che, come detto, sfruttano il desiderio di rivalsa e vendetta di una intera comunità per l’immobilità del nostro Parlamento.

Ma tant’è, nell’Italia delle intercettazioni pruriginose e del metodo Boffo come strategia politica, il gossip da pettegolezzo si erge ad arma di lotta primario rispetto a operazioni che mirano alla costruzione di una coscienza e conoscenza diffusa e consapevole, che spinga i cittadini e la classe politica ad affrontare in maniera organica e pertinente i problemi, piuttosto che rimandare tutto alla confusione di atti perentori.

Convinti della validità, invece, di un percorso politico, all’interno del Partito democratico la battaglia per un concreto avanzamento delle posizioni e delle proposte sul riconoscimento dei diritti civili prosegue condotta da militanti e dirigenti che credono ancora nel profondo carattere riformista del partito.

Ma qual è la situazione nel maggiore partito di opposizione e di centrosinistra che, a meno di stravolgenti e improbabili risultati elettorali, dovrà essere protagonista delle riforme che dovranno cambiare il volto del nostro Paese nei prossimi anni, diritti civili compresi?

Nella segreteria di P.G. Bersani esiste un membro delegato, Ettore Martinelli, alla questione dei diritti civili e la Presidente Bindi è a capo di una commissione ‘diritti’ rappresentativa delle diverse anime a oggi impegnata nella discussioni sulle due principali, cosiddette, questioni etiche che investono la società italiana: testamento biologico e riconoscimento dei diritti civili delle persone LGBT.

Il dibattito all’interno del PD, si sa, è aperto, a volte aspro, certamente composito e non sempre riconducibili alle sole due posizioni di base: quella più conservatrice, che opterebbe per riconoscimenti con chiaro riferimento all’esperimento dei Di.Co. e quella più determinata a rimuovere ogni differenza e a equiparare in pieno, diritti, doveri e possibilità, delle coppie formate da persone dello stesso sesso con quelle formate da persone eterosessuali.

All’interno di questo dibattito e per favorire la chiarezza delle posizioni e il lavoro degli organi preposti, alcuni esponenti del PD hanno costituito una Rete Nazionale ‘DIRITTI E DIGNITÀ LGBT’ che vuole riunire simpatizzanti, iscritti, elettori ed eletti del Partito Democratico attorno a richieste chiare sulla questione dei riconoscimenti dei diritti civili, per allineare il partito e il Paese alle più grandi democrazie europee e mondiali.

L’obiettivo della Rete è quello di contribuire al dibattito interno, come detto già ampiamente avviato, e rappresentare, qualitativamente, ma anche quantitativamente, chi esprime posizioni più avanzate che ora avranno un area di riferimento.
I promotori dell’iniziativa, Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Partito Democratico, Sergio Lo Giudice, consigliere PD al comune di Bologna, Cristiana Alicata, membro della direzione regionale del PD Lazio, Carlo Santacroce dell’associazione 3D di Bologna, portano in dote, oltre all’esperienza proprio nella battaglia su queste tematiche, decine di firme di componenti del partito e di realtà a questo vicine e in dialogo, come l’associazione Laicità e diritti, illustrando una serie di punti per la discussione.
L’equiparazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso con quello tra persone omosessuali è il primo e fondativo baluardo di questa Rete, che propone, sempre in un’ottica di partecipazione diffusa, di ricorrere alla consultazione degli iscritti proprio su questo tema.
Al matrimonio si legano poi i riconoscimenti di diritti e tutele per le famiglie omogenitoriali, una seria lotta all’omofobia e la trans fobia e una maggiore tutela dei diritti delle persone transessuali.

Le richieste esplicite e sostenute dai moltissimi che in pochi giorni hanno aderito all’operazione, tra cui il deputato Giovanni Bachelet, Pippo Civati, Giuliano Gasparotti di Officine democratiche, Laura Puppato Capogruppo PD alla Regione Veneto, Alberto Villa presidente del PD Genova, vogliono segnare un punto per accelerare la discussione e sollecitare le proposte ufficiali del partito.

Dunque, il PD, sempre di più è sollecitato a dare una risposta concreta, assumersi la responsabilità politica che solo un grande partito popolare e riformista può assumersi, quella di agire con proposte e programmi per risolvere i problemi di cittadinanza di migliaia di persone e porre il nostro Paese nel gruppo di stati che hanno capito da tempo che lo sviluppo economico non può prescindere da quello civile, che l’economia è un fattore trainante per un Paese solo quando l’intero sistema è pronto ad affrontare la modernità e sa rispondere alle esigenze di ogni singolo cittadino.

 

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