VERGOGNA! [ ovvero indignati, ma verso cosa?]

Ed ecco qui, la pancia di un paese stremato torna a sobbollire, ancora una volta la video-repubblica si scontra con quella della legge e delle istituzioni, il processo mediatico cavalca l’onda e costruisce una pressione tale da delegittimare quello reale.

Vergogna, si grida fuori dalle aule, che sia rivolto a Berlusconi che da imputato torna a casa a fare il Presidente del consiglio o ai giudici che osano contrastare il sentimento popolare verso una condanna illegittima di due ragazzi, poco importa. L’ennesima frattura si è compiuta. E l’ennesima erosione di fiducia si è consumata.

E sotto la pressione mediatica delle telecamere italiane e americane  (alla faccia di chi diceva che il teatrino di ‘Avetrana’ poteva succedere solo in Italia) chi avrà il coraggio di difendere davvero il lavoro dei giudici? Chi si assumerà l’onere di argomentare che ci sono stati errori, ma che vanno cercati altrove? Chi non cavalcherà l’onda dell’indignazione per riportare il dibattito entro i canoni della ragionevolezza e del pragmatismo?

Quello che emerge dall’ennesima tragedia mediatica, purtroppo, è il deficit di credibilità delle istituzioni della repubblica. Deficit che rischia di degenerare se, al più presto, qualcuno non si farà carico di riportare chiarezza, di dire che quel vergogna non va gridato contro la sentenza, ma  semmai, contro il pressapochismo degli agenti che hanno fatto i rilevamenti (Cogne è un altro drammatico esempio), contro l’incongruenza tra un condannato, meno illustre, meno ricco e meno ‘americano’, in concorso di reato che vede ora assolvere quelli che erano indicati come complici.

Molti commentatori, probabilmente, aggireranno gli ostacoli delle responsabilità chiudendo le  loro riflessioni con un pensiero a Meredith, alla sua vita stroncata, all’efferatezza di un delitto e all’angoscia di una famiglia.

Bisognerebbe invece riflettere sull’opportunità di affrontare questi processi in maniera così pubblica, bisognerebbe pensare che quello del poliziotto o del carabiniere non è un mestiere ‘da posto fisso’, ma una missione da condurre con il massimo zelo e responsabilità.

Bisognerebbe che qualcuno, oggi, avesse il coraggio di affrontare pubblicamente quei vergogna e spiegare dove e perché sono sbagliati e come e verso cosa dovrebbe cambiare l’indignazione

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