Mai più Roma abbandonata: scuole [ovvero resistere, sostenere, immaginare]

Roma abbandonata, lentamente e inesorabilmente. Stretta tra la crisi e la mancanza di progettualità politica, perché i tagli possono essere indispensabili, ma devono seguire un progetto, un’idea,  non essere un’accetta inesorabile e cieca.

Nella Roma abbandonata di Alemanno, che da oggi il PD Roma ha deciso di andare a incontrare lì dove le difficoltà e le resistenze quotidiane si consumano, sono tante le esperienze che gridano allarme.

L’emergenza riguarda il degrado, riguarda gli stanziamenti già destinati e non riscuotibili, riguarda il taglio di fondi per il futuro, la mancanza di manutenzione, i tagli all’assistenza.

Uno dei comparti in grande emergenza sono le nostre scuole: ai risparmi ministeriali sul corpo docenti ( e a quelli alle cooperative e associazioni che si occupano di sostegno ai ragazzi in difficoltà e portatori di handicap) si sommano inesorabili i tagli e i mancati stanziamenti per la manutenzione ordinaria degli edifici (che ormai, con l’incuria, è divenuta straordinaria).

Girando per Roma, cercando di aprire un canale per conoscere disagi e paure di utenti, in questo caso genitori e figli, e operatori, dal personale ausiliario, al personale tecnico e amministrativo fino al corpo di educatori e insegnanti, il panorama che si definisce è quasi tragico costituendo alcuni paradossi.

Così accade che nel Municipio XV, nello stesso plesso scolastico convivano una situazione al limite della sopportazione, come quella della scuola Perlasca e l’esperienza d’eccellenza dell’asilo nido Malaguzzi. Entrambi facce di una stessa medaglia, entrambe scuole di una periferia romana sempre più abbandonata e che rischia di rimanere nascosta.

Da una parte una scuola elementare nella quale la cattiva gestione e manutenzione e la mancanza, negli anni, di finanziamenti adeguati al mantenimento hanno messo fuori uso un intero piano e lascia inutilizzata una palestra perennemente allagata. Un’incuria e un degrado lento che oggi mangia spazi alla didattica e impone condizioni difficili agli alunni. Qui ai genitori che cercano un dialogo, molti si sono attivati da soli o in piccoli gruppi con lettere, mail, esposti ufficiali, si affiancano quelli esasperati, che cedono forse al pessimismo e in questo trasmettono una avversione per la cosa pubblica e in particolare per la scuola anche ai loro figli.

Qui al disagio strutturale resistono e ogni giorno cercano di compiere meglio la loro missione decine di insegnanti.

La scuola materna ed elementare è proprio attigua al nido dedicato a Loris Malaguzzi, un’eccellenza che oggi prova a resistere, grazie al lavoro delle operatrici, alla collaborazione delle famiglie e alla politica, almeno di difesa, messa in campo da alcune istituzioni.

Qui c’è l’aria che dovrebbe esserci in ogni asilo nido: alla serenità dei luoghi, si associa un programma formativo stimolante e personalizzato che mette in primo piano i bisogni e le potenzialità del bambino con un fondamentale apporto di collaborazione dell’intera famiglia.

Alla fine della mattinata, quello che rimane è certamente la voglia di ascoltare e aiutare queste esperienza a resistere, assumendo un preciso impegno: quando a Roma tornerà il buon governo la priorità dovrà essere tornare a dialogare con queste buone, anzi ottime, pratiche, sostenendole anche concretamente attraverso una diversa assegnazione dei fondi e riservando un posto speciale a tutto il comparto della formazione e istruzione.

Al sostegno poi dovrà associarsi la diffusione di queste pratiche, immaginando una declinazione compiuta e adatta ad ogni realtà e territorio, solo con questo sguardo duplice, all’eccellenza e all’esigenza quotidiana di ogni piccola realtà, si potrà raggiungere un benessere diffuso e condiviso.

Mai più tagli indiscriminati, ma la creazione di una reale lista di priorità condivisa in primis con gli utenti, con la piena responsabilità degli amministratori e degli operatori; mai più interventi tampone senza il criterio della sostenibilità nel tempo; mai più dirottamento di risorse stanziate in precedenza, soprattutto per la scuola e l’istruzione; mai più interventi impersonali e generici: ogni realtà sul territorio deve poter dialogare e creare un sussidiarietà solidale anche sollevando l’impegno delle istituzioni [oggi si parlava di un collegamento regolare e regolamentato tra le aziende del territorio (uffici, negozi o altro) che potessero fornire materiali per loro di scarto (cartone, carta, imballaggi piuttosto che piccoli arredi) ai plessi scolastici che invece saprebbero ben adoperarli (prima di stamattina immaginavo solo vagamente quanto cartone e carta utilizzasse un asilo davvero funzionante per la creatività dei bambini!) creando risparmio per le aziende (in fase di smaltimento) e per le scuole (in fase di acquisto)].

Così si cambia Roma, così la si ama.

Annunci