L’alibi dell’ombelico [ovvero fai del PD ciò vorresti fare dell’Italia.

C’è crisi. Da un paio di mesi lo ha ammesso anche il governo degli invincibili e sul fatto che bisognerà uscirne presto e tutti c’è più o meno concordanza di intenti. Sul percorso è ancora bailamme, ma sono solo piccoli dettagli.

Come potrebbero apparire piccoli dettagli quelli che caratterizzano la vita di un partito. Ancor di più se questo partito si propone come popolare (e giammai di massa, almeno questo lo hanno capito!), riformista, innovatore (liquido, molle o solido non importa, l’importante è che non continui ad essere moscio) e laico.

Un partito popolare è non solo aperto, non solo difende ‘l’invenzione’ delle primarie e le istituisce immediatamente in tutte le occasioni siano possibili e sensate, non solo mette in campo strumenti e luoghi di discussione reale dando uguale dignità, anche se diverso peso, alle diverse posizioni.

Un partito popolare e riformista adotta anche la trasparenza del metodo e regole ferree anche al suo interno. Perché se un partito del genere è all’opposizione, questo partito, non può sottrarsi dal regolare internamente ogni processo e stabilirne possibilità e limiti: quella sarà la cartina di tornasole da presentare all’elettorato.

L’alibi del ‘non possiamo guardarci l’ombelico in un momento di crisi’ perde inevitabilmente credibilità, sembra non capire la poca pazienza rimasta e la sempre maggiore diffidenza verso la politica delle cittadine e cittadine italiane che ben presto non guarderanno più a cosa si propone di fare, ma a cosa si è fatto laddove si poteva.

Per riconquistare la fiducia, in questo momento, occorre passare dal programma all’esempio. Sarà questo che l’elettore prenderà per buono, sarà quest’esperienza che varrà al di là e in maniera ancora più forte rispetto a eloquenti e perfettissimi! programmi di governo.

Dunque, per un partito come il PD che si propone popolare, riformista, innovatore, laico, non è blasfemia o perdita di tempo discutere delle regole interne, non è da considerare meno  importante in uno scenario emergenziale l’atteggiamento che si ha verso la democrazia, verso la partecipazione, verso le regole e la legalità  nel nostro partito: sarà l’atteggiamento che riprodurremo fuori, nelle istituzioni.

Per questo non è sbagliato, anche ora, parlare di riformare lo statuto, per questo non è di secondo piano decidere, ad esempio a Roma, se in pieno accordo con quello che abbiamo detto e dimostrato sull’inadeguatezza della giunta Alemanno e del suo governo della città, scegliessimo di uscire fuori da tutti i CdA delle municipalizzate, senza dare il benché minimo alibi a nessuna azione di questa Giunta ( e a cascata nelle aziende controllate dalla Regione). Per questo non è meno importante il valore che vorremo dare alla partecipazione autentica: riconoscerla come fondante del PD e quindi mantenere le primarie aperte per la designazione del segretario del Lazio e introdurre le primarie per i presidenti di Municipio a Roma, oppure relegare la partecipazione a una pratica da richiedere a intermittenza, sconfessare i precedenti regolamenti, e lanciare un segnale di chiusura sulle scelte che verranno ricondotte, queste sì, alla lotta interna e alla cura di questo o quell’ombelico?

Non è secondario richiedere trasparenza sui pagamenti accordati tra gli eletti e il partito e far rispettare le eventuali sanzioni: questo dimostrerà più di ogni altra cosa che idea di politica come servizio vogliamo attuare, questo dimostrerà nettamente come il PD apra a tutti quelli che vogliono proporsi con le loro idee, senza necessità di essere il ricco imprenditore che paga le sue campagne ed iniziative.

Per questo non è sbagliato se il Partito democratico nazionale si pone il problema di rispettare lo statuto sulle regole per designare al premiership oppure cambiarle, come non è sbagliato, ma anzi  ancora segno di coerenza e di fiducia, quello di rispettare il limite imposto dallo statuto per i tre mandati parlamentari: anche qui si parlerà con i fatti di ricambio generazionale e innovazione, piuttosto che con candidature di facciata o interessantissimi progetti per il ministero della gioventù.

Organizzare il PD darà l’idea di come vogliamo organizzare l’Italia: discutere, polemizzare, continuare con la lotta logorante di decisioni prese e smentite dai comunicati stampa e nascondersi dietro uno stantio e improponibile ‘benaltrismo’ poco credibile anche in tempi di crisi, oppure porsi delle regole per la discussione e la direzione e rispettarle, aprire realmente alla discussione i luoghi preposti e rispettare le diverse anime tanto quanto va rispettata la maggioranza, avviare un  processo democratico e di concreto rinnovamento che mostrerà quello che vorremmo attuare nel nostro Paese.

[ E tutto questo lavorio interno non impedirà al PD  di continuare a dibattere, ad ascoltare i problemi delle persone e a elaborare prospettive e programmi. Le segreterie e le deleghe servono anche, soprattutto, a questo.]

Annunci