Caffè e pasticcini [ ovvero il gioco dellemani]

Eccolo qui, un altro doppio: il nostro amico , personaggio carismatico, giovane palestinese che ha vissuto la vita nei campi prima e dopo i bombardamenti, da sempre impegnato in attività per i ragazzi palestinesi, sta per aprire una sua associazione per trasmettere la storia del popolo palestinese e far tornare la voglia nelle giovani generazioni di lottare per i propri diritti. Abbiamo avuto alcuni scambi e oggi ci ha portato a vedere un ‘pezzo’ della sua famiglia.

Il nostro amico anche vive in una doppia famiglia: il padre ha avuto lui e altri due  figli dalla prima moglie, questi sono tutti grandi e ora vivono tutti fuori dei campi. Lui solo è rimasto nel campo di Nahr el Bared, con l’altro pezzo della sua famiglia: la seconda moglie del padre e altri fratelli e sorelle.

Due famiglie,due vite. Una l’ho conosciuta oggi, quella dei fratelli più grandi, fuori dei campi. L’altra me l’hanno raccontata, li conoscerò a Gennaio.

Il fratello , con la moglie  e la  sorella (e la loro nipotina che ci raccontano come una piccola peste di 5 anni che già a letto a dormire) vivono in un quartiere a ridosso di uno dei campi aperti di Tripoli. Già  arrivando da queste parti l’aria è diversa, le strade  molto più dissestate e i tanti neon del centro città  diminuiscono per attività che si avvicinano più a quelle nei suck.

Entriamo in una casa molto accogliente, in un salone elegante ed evidentemente progettato solo per ricevere al meglio degli ospiti e non per essere un living room come i nostri. Salendo le scale Ilaria ci ragguaglia sui saluti, spero di imparare presto ‘il gioco dell mani’. Per oggi sarà così, Ilaria e Francesca, come donne, non hanno problemi, io posso salutare porgendo la mano il fratello e la sorella del nostro amico, mentre la moglie del fratello non porge la mano, la saluterò solo  con un gesto del capo e  con la mano al centro del petto.[ sembra tutto molto rigido e formale, in realtà non c’è la pena capitale per chi sbaglia: per fortuna per me, infatti la prima ad entrare nel salone è stata la sorella , ma io non conoscendola e un po’ impacciato non ho porto la mano e tutti sono scoppiati in una risata rassicurante dicendomi che con lei potevo perchè era la sorella, appunto].

Questa famiglia è decisamente molto particolare, la sorella non indossa il velo ed è molto tranquilla, scioglie i capelli e ha con il nostro amico un rapporto che è fatto anche di tatto (cosa da non sottovalutare qui), il fratello è un insegnante privato, laureato in filosofia e che ha lavorato molti anni per associazioni e ONG, ma non le ama molto ” sembra che tutti vogliano primeggiare e avere potere sulle altre”. Sua moglie porta il velo, ma dal clima che si respira e dalle conversazioni che hanno spaziato dalla cultura, dal Libano, all’Italia, alle risate sul comportamento bizzaro di alcuni, si capisce che sia una sua scelta: lei appare molto osservante, ma non se ne fa una malattia.

L’impressione, guardando la stanza, sentendo il senso d’accoglienza e perfino sentendoli parlare in arabo utilizzando toni di voce e espressioni che se non traducibili erano ben riconoscibili, è quella che questo strano mondo, quando le persone si vedono, parlano, incontrano, ti accolgono a casa loro, non è poi così diverso: anche a casa mia gli ospiti avrebbero portato pasticcini e parlato di cosa gli piace dell’Italia e di quali piatti tipici abbiano già gustato, la mia famiglia avrebbe offerto del caffè, mio padre avrebbe parlato del suo lavoro o di quello che pensava quando lavorava, con qualche aneddoto, mia madre l’avrebbe ripreso perchè mangia troppo. E allora, il gioco delle mani, diventa solo un piccolo dettaglio.

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