Beirut [ ovvero l’America sta qua]

Se a Tripoli la globalizzazione è uno schiaffo di luci a neon (quando non un pugno nello stomaco) nel paesaggio e nella tradizione che provoca più scompiglio che progresso, a Beirut è adrenalina pura, traffico, centri commerciali, vie dello shopping e aperitivi.

Se a Tripoli il gioco delle mani non è così rigido, ma continua un po’ a esserci, a Beirut, forse, non lo ricordano nemmeno. Sono pochissimi i veli delle donne, forse meno che a Roma. Poche le ragazze non accompagnate, ma il paesaggio è popolato dai ragazzi e ragazze che girano per i negozi di griffe da centri commerciali, impiegati e gente che aspetta un taxi ai bordi delel affollatissime strade.

Ai tavolini dei bar, dei caffè e dei molti ristoranti procaci bionde non sembrano nemmeno ricordare una terra di Medioriente, quanto più le vie della Mosca ricca.

Beirut è una capitale mondiale, con tutte le luci, le virtù e i vizi che possono avere Londra, Madrid, fino a qualche città americana. E così penso a Roma e a quanto ce ne lamentiamo e a quanto è, in realtà, lontana da questo tipo di sviluppo. Sarà un bene, sarà un male? Certamente il  pensiero del Colosseo, San Pietro, Piazza Venezia, fino ai palazzi del Colosseo quadrato, che si stagliano in mezzo a quella nostra malandata crescita  e modernità, mi fa tirare un sospiro di sollievo. La nostra globalizzazione è stata forse rallentata e zoppa, ma poteva andarci molto peggio! Poteva essere incontrollata e, ancora una volta, disordinata e senz’anima.

Ci sediamo a mangiare in un ‘tipico’ ristorante libanese da centro commerciale, il calendario sul tavolo invita a guardare il canale youtube (chissà se sarà in arabo o in inglese). Ordiniamo Hoomos pinoli e carne, un’insalatina di prezzemolo e pomodoro, gnocchetti armeni, fegatelli in salsa di melograno, patate e un’altra salsa corposa di cui non ricordo altro se non il sapore ottimo che ricordava certi liquori invecchiati.

E anche qui, il pensiero che anche il più  sprovveduto turista a Roma, non corre il rischio di mangiare la carbonara o la coda alla vaccinara in un centro commerciale, ma solo in una delle trattorie ( turistiche o veraci)di Trastevere, un po’ mi rassicura…

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