L’altra realtà/1 [ ovvero i ragazzi sono tutti uguali]

Si aggiunge una realtà. Al doppio libanese, si aggiunge quella dei campi: stavolta la realtà è monolitica. L’unica possibile similitudine, ancora una volta, è il suck. Un enorme, lunghissimo mercato. Strade strette, percorse nei due sensi di marcia da automobili, stavolta tutte vecchie, stavolta tutte impolverate. Si procede cercando di non incastrarsi con un altra macchina, di non rimanere imbottigliato dietro qualcuno parcheggiato, di non colpire nessuno dei passanti che camminano nei piccoli spazi che si vengono a creare. E se succede una di queste cose, la rispsota è la calma, quella rassegnazione al destino, lenta ricerca di una soluzione… se mai ci sarà. Clacson, oggetti, confusione, incuria: qui il ‘carattere palestinese’ si esprime alla sua ennesima potenza.

Arriviamo ben presto, però, in un’isola felice: un kinder garden costruito dalla volontà e dagli aiuti internazionali. E’ un asilo, perchè qui solo un organismo internazionale può occuparsi della scuola ‘curriculare’, l’Unrwa. i ragazzi, però, possono seguire i corsi extra.

Ho avuto diverse esperienza nella formazione dei ragazzi, dai più piccoli agli adolescenti e, anche qui, in questo universo parallelo, dopo solo poche ore, arrivo alla medesima conclusione, che è la spinta e la speranza, per me: i ragazzi sono tutti uguali, ovunque.

Quando hai dai 14 ai 16 anni hai, come direbbe mia nonna, ‘l’argento vivo’ addosso. ovunque tu sia nato. Ovunque tu sia nato hai voglia di scoprire, capire, impegnarti e andare verso qualcosa di nuovo. Ovunque tu sia nato. E’ dove sei cresciuto che poi ti cambia: in questo posto ho trovato molta più attenzione che in molte classi italiane. Se è difficile che qualcuno si curi di te, porgi sempre molta attenzione verso chi lo fa.

I ragazzi sono tutti uguali, scherzano tra loro, tentano di studiarti e capire fin quanto possano spingersi oltre con te che sei ‘l’insegnante’, non sono maleducati o scalmanati, devi solo trovare il modo di incanalare la loro energia. Devi renderli protagonisti, devi conoscerli.

E così i ragazzi nel campo si raccontano, capiscono cosa sai e sono orgogliosi, nonostante tutto, di raccontarti di loro. Ti chiedono dell’Italia e del ‘soccer’: Maldini, Del Piero, Juventus, Milan… E piano piano mentre tu cerchi di raccontargli qualcosa, sono loro che si aprono a te.

Le ragazze sono timide né più né meno delle loro coetanee italiane, portano veli colorati e alla moda, oppure no. I ragazzi sono spavaldi, ma dopo le lezioni con Francesca cercano un legame con te che sei maschio (credo non ci siano, in generale, molti insegnanti uomini).

Fuori sembra lontano. La nostra lezione fondamentale. Il futuro, ancora tutto possibile. Anche se sai che così non sarà.

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