Il sogno di Sana [ovvero disabilità in Libano /2]

Sana è l’insegnante di alcuni ragazzi ciechi nei campi palestinesi in Libano. Sana è il tipico esempio di attaccamento alla vita, alla qualità e alla dignità della vita. Sana ha il tipico piglio di chi non si arrende mai, di chi è passata per difficoltà inaspettate e le ha affrontate a muso duro, cercando di non perdere sensibilità e umorismo. Sana ha la gentile ostinazione di chi crede nelle sue possibilità e di chi ama le sfide, come lei stessa ripete.

Sarà che è vissuta in Germania fin quando un incidente stradale le ha tolto la vista a 11 anni: forse prorpio lì Sana ha deciso di non rinunciare alla sua vita, ai suoi sogni. Rincorrendoli con una forza fuori dal comune, o che dovrebbe essere comune.

Quando arriva in libano riesce, nonostante tutto, a frequentare una scuola privata che accetta anche non vedenti. Anche se la vita lì è dura, lontana da una famiglia che non può vedere: la scuola è a Beirut est e in quegli anni ai palestinesi viene interdetto l’ingresso in quella zona.

Sana studia tanto. Studia e impara a vivere indipendente e autonoma in una terra che non la aiuta affatto e che la relegherebbe ad appendice immobile della sua famiglia. Ma lei non può stare ferma a guardare i giorni scorrere, quasi condananta.

Quando arriva al campo di Saida, Sana deve ricominciare da zero, finalmente conosce la sua religione, che, fino ad allora, nella scuola privata cristiana non aveva potuto approfondire né praticare.

Sana vuole mettere la sua vita, le sue esperienze, i suoi studi e quello che con caparbietà e difficoltà ha imparato a disposizione dei ragazzi non vedenti. Il primo progetto per dare formazione ai non vedenti palestinesi nei campi è suo. E la fondazione Kanafani le dà fiducia, spazi, mezzi.

Cominciano le soddisfazioni, tra le mille difficoltà di una popolazione diffidente. Alcuni dei suoi ragazzi adesso frequentano le scuole e riescono a seguire un certo percorso didattico, qualcuno anche universitario. E Sana ricomincia, ogni giorno, dal profumo del sapone.

Ma Sana ha ancora un altro sogno (da una come lei non ci si può che aspettare una vita fatta di traguardi, sempre diversi, da raggiungere), anzi altri due. Sogna di poter viaggiare e andare in Europa per imparare nuovi metodi di insegnamento per i ragazzi non vedenti. Sogna di poter scrivere libri scolastici e non per ragazzi non vedenti.

Sana sogna semplicemente una vita normale per lei e per i suoi ragazzi dai bisogni speciali. E sentendo la velocità e la precisione con cui lei e i suoi ragazzi che partecipano al workshop scrivono sulle loro macchine da scrivere in brail, sono convinto che nulla potrà fermarla.

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