Cosa ci riunirà? [ovvero la vera sfida per Roma]

Si muove tutto, nonostante si cerchi di tenere tutto fermo. Guardi Roma e vedi che c’è un grande lavorio: per sua natura laboratorio nazionale, protagonista della vita dello Stato (dall’usciere del Ministero al Presidente della Repubblica), oggi è una città slabbrata, allargata oltre misura, sparpagliata senza punti di riferimento, né centrali, né locali. Ma una città di persone in movimento.

Sono in movimento i ragazzi di Cinema Palazzo, lo erano e lo sono quelli del teatro del Lido, entrambi uniti dall’idea di cultura libera per riconquistare, fisicamente, spazi di territorio a rischio criminalità, a rischio anonimato, a rischio isolamento e alienazione dal contesto e da chi lo vive.
Sono in movimento i tantissimi comitati popolari, i comitati NON PUP (alla bisogna tirati dentro da destra e sinistra) ad esempio. Lo sono quelli che alla città dell’Altra Economia resiste cercando di proporre progetti alternativi di generazione di reddito etico, culturale e sostenibile in una città che dovrebbe contemplare tutte le opzioni. Lo sono gli autorganizzati dei diversi orti urbani.

Sono in movimento cittadine e cittadini oggi non solo più informati e virtualmente connessi, ma consapevoli che c’è, davvero, la possibilità di generare una forza diversa.
Ed è questa la vera sfida per Roma 2013, che dopo Milano, Napoli, Cagliari e Genova (per citare solo le principali e più mediaticamente rilevanti. Senza considerare Palermo in cui, invece, proprio altre logiche residuali impediscono qualsiasi intercettazione di cambiamenti), diventa laboratorio nazionale. Di nuovo. Ma completamente nuovo.

Lasciando indietro le vecchie forme del ‘modello Roma’ che come ogni paradigma, senza nessuna polemica, seppur vincente o adeguato all’inizio, sente il peso del tempo, delle trasformazioni intercorse, delle diversità e criticità emerse, dei bisogni rappresentati da nuovi attori, diversi da quelli precedenti che resistono, spesso, dietro sigle e numeri vuoti e non aggiornati.
Questa è la vera sfida per Roma, decisiva e fondamentale, dico io visto che gioco da questa parte, per il PD e tutto il centro sinistra (ma discorso analogo e speculare potrebbe essere fatto per il centro destra, o quella cosa chiamata centro). La sfida che potrà essere vinta stralciando le etichette, aprendo gli occhi, rischiando sul campo della sovranità dei partiti e della, presunta, prevedibilità dei risultati. Per aprire a un visione davvero contemporanea e partecipata di una delle più grandi e centralizzate città al mondo.

Cosa, prima di chi, ci riunirà? Chi vorrà ascoltare quelle istanze in movimento senza cadere nella tentazione di ‘metterci il cappello’? Chi riuscirà a costruire un paradigma nuovo, ma non statico? Chi riuscirà a rischiare proponendo modelli ‘cinema Palazzo’ piuttosto che soluzioni congegnate e compromesse con soggetti altri? Chi potrà farlo se i partiti politici non riescono a percepire che questa oltre che l’unico modo per sopravvivere è l’unico modo per far muovere questa città e questo Paese?

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