Roma Pride 2012 [dopo gli insulti, le falsità arriva il grottesco e il paradosso]

E quando gli insulti hanno perso la genuinità del momento si è passati alla falsità delle affermazioni e dei racconti (per questo leggere post e soprattutto i commenti di ‘Non possumus…’). Difficilmente si sarebbe immaginato un così grottesco e paradossale epilogo! Scrivere un documento con riflessioni condivisibili, facendo finta che le persone che leggeranno siano così cretine o smemorate da non ricordare o capire che le realtà firmatarie sono responsabili dei fatti e dei percorsi che hanno determinato certe situazioni da cui le suddette considerazioni nascono.  Lettera delle Associazioni del Coordinamento Roma Pride e in viola i miei suggerimenti per la lettura.

Roma Pride 2012: condivisione, partecipazione, trasparenza

Più di un mese fa siamo partiti dalla necessità di avviare le attività per il Roma Pride 2012 in uno spirito di condivisione, collaborazione e trasparenza, con l’intenzione di confrontarci con tutte le realtà che fossero animate dai medesimi principi.
[pur tenendo in piedi una iniziativa unilaterale come quella del Coordinamento Roma Pride che si era assoggettata un’esperienza collettiva]

Consapevoli della necessità di costruire un Pride plurale, all’altezza dell’indiscutibile ruolo che Roma come Capitale ha nel panorama politico, sociale e culturale italiano, abbiamo “messo sul piatto” tutta la nostra disponibilità, arrivando anche a soddisfare la pregiudiziale ideologica contro il Coordinamento Roma Pride, che abbiamo sciolto [ mica era stato costituire per escludere il Mieli e trentare l’arrembaggio all’Europride 2011 che si è ostacolato, ma cannibalizzato mediaticamente]. L’intento è sempre stato quello della realizzazione di un Pride aperto, capace di unire il pragmatismo organizzativo con lo spirito di Stonewall che è alla base di tutte le nostre battaglie, con proposte di cambiamento che incidano profondamente nella società.

Condivisione, partecipazione, trasparenza, rispetto reciproco: questo è il modello di Pride nel quale crediamo, come evento al culmine di un percorso lungo un anno.

Un Pride fatto con tutte e con tutti, per tutte e per tutti [tranne quelli di sinistra sinistra che con loro non ci si può lavorare].

Su tale percorso, peraltro ritagliato sulle esperienze che vivono le altre città italiane ed europee , ispirato alla realtà del costituendo coordinamento nazionale Pride, si è, dopo gli ultimi infruttuosi incontri, materializzato uno stallo.

Nelle assemblee finora tenute abbiamo assistito a episodi di violenza verbale, di sopraffazione e intemperanze diffuse, irrispettose del luogo, delle persone presenti e dell’impegno appassionato di molte e di molti. Si è arrivati a dichiarare apertamente una diffusa mancanza di fiducia reciproca e assenza di riconoscimento reciproco.
[ovvero lanciare bottigliette dopo aver detto che certa parte del movimento era al causa di tutti gli insuccessi e che con quella parte non si poteva proprio lavorare. Ma questo solo nell’ultima riunione, dopo che le altre erano state caratterizzate da offensivi cori da stadio mossi abilmente e nascostamente da alcuni componenti del Coordinamento nei confronti della presidente del Circolo Mario Mieli]

A fronte della proposta di lavorare in trasparenza e separando i piani dell’elaborazione politica da quelli della mera operatività, si è preferito contrapporre dinamiche di ostruzionismo che hanno ingessato le riunioni in discussioni interminabili, capziose ed inconcludenti, nelle quali si dissolvono la chiarezza dei ruoli e soprattutto le responsabilità.
[come già ricordato la proposta  è stata presentata a inizio riunione da un libero pensatore, ma autorevole e riconoscibile esponente o ex-esponente del Coordinamento Roma Pride e reiterata di volta in volta quando la discussione e la partecipazione aperta di tutti stava portando il dibattito verso altre scelte, riaprendo certo discussioni superate]

In controtendenza rispetto alle esperienze nazionali, si sono proposti modelli confusionali che oscillano tra assemblee permanenti non rappresentative e modelli di ispirazione aziendale fondati su improbabili business plan.

Ad un tratto, si è addirittura avanzata la proposta per la quale chi ha i soldi decide tutto, escludendo tutti gli altri. [Era il succo della prima proposta, reiterata a più riprese, sino a quando lo stesso estensore ha indicato le tre realtà in DGP, Mario Mieli e AG Roma] Non stupisce che questa idea sia stata avanzata proprio da chi, nonostante ripetuti inviti, non ha mai resi noti i dati di bilancio dei Pride organizzati negli anni scorsi, dei quali non è noto quanti e quali fondi pubblici siano stati ricevuti dalle istituzioni e raccolti dalle iniziative di finanziamento, per tutta la comunità LGBTQI[ vabbè questa è proprio falsa].
Basta ad assemblee surreali che consentono a frange minoritarie del movimento di occupare gli spazi di dialogo dietro il velo della democrazia e che di fatto tengono in ostaggio tutta la comunità LGBTQI di Roma [e di tirare bottigliette…].
Basta all’assoluta incoerenza di soggetti che si proclamano orgogliosamente di sinistra e che portano avanti pratiche profondamente antidemocratiche [ tipo i focus group aziendali, vedi esperienza Roma Pride 2010, dove una psicologa dei gruppi aziendali conducce un dibattito tra ventenni per far credere che l’obiettivo che si raggiungerà non è stato costituito a tavolino da altri, ma raggiunto collegialmente da loro].
Basta all’occupazione politica del movimento da parte di chi attua pratiche di clientela e di affarismo spiccio, svuotando le associazioni stesse della loro rappresentatività e del loro ruolo politico.

Rigettiamo questo approccio e la mancanza di rispetto delle più elementari regole di azione comune, e non intendiamo più legittimare ulteriori incontri in cui si ricercano e si riproducono dinamiche analoghe a quelle vissute nelle ultime riunioni [però legittimiamo politicamente, assegnando loro anche ruoli ben definiti, i lanciatori di bottiglie…].

Per noi è diventato essenziale ricollocare al centro dell’azione politica la comunità LGBTQI e puntare all’ottenimento di risultati concreti e tangibili, definendo interventi prioritari e condivisi sui quali puntare tutta la passione, le energie e le risorse di creatività e intelligenza collettiva che la nostra comunità ha saputo esprimere in passato e che deve avere il coraggio di recuperare.

Su questo percorso il Pride si può inserire come momento di sintesi portatore di veri contenuti politici, priorità di interventi e proposte sfidanti per la politica e le istituzioni e che non sia solo autocelebrazione. Un’iniziativa condivisa e partecipata che punti a conquistare diritti e non sia prigioniero di visioni anacronistiche, limitate, settarie ed escludenti.

Riteniamo inaccettabile, irresponsabile e pericolosa la diffusione di voci su l’ipotesi di realizzare due Pride a Roma. Il Roma Pride è uno e il senso di responsabilità di tutte e di tutti deve prevalere.

Le nostre associazioni partecipano a tutti i Pride, perché non ci appartengono le pratiche di boicottaggio che hanno caratterizzato il Roma Pride 2010, episodio che non ha precedenti nella nostra storia e di cui i fautori portano il peso e la responsabilità e per i quali tutto il movimento attende ancora un chiarimento.

L’unico Pride in cui ci riconosciamo è libero, democratico, pacifico trasparente e condiviso [ e che non dia fastidio ad Alemanno…], e supera la logica “carsica” di un movimento che scorre nelle vie e nelle piazze una volta all’anno, per poi finire con un “rompete le righe” che lo fa ripiombare in un silenzio imbarazzante per i successivi 12 mesi.

Per noi il dialogo continua e va avanti con tutte le associazioni e le realtà che intendono affermare queste pratiche e questi valori e condividono la necessità di lasciarsi alle spalle inutili polemiche, come ampiamente richiesto in questi anni.

Arcigay Roma
ArciLesbica Roma
Azione Trans
Di’ Gay Project
Gay Center [?]
Gay Lib [ quelli che nel 2010 raccattavano militanti di alter realtà per portare lo striscione durante il Pride]

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