Altro che simbolici [i registri delle unioni civili dopo la sentenza 4184]

Altro che simbolici, dopo la sentenza di oggi della Cassazione i registri delle Unioni civili a qualsiasi livello possono divenire uno strumento importantissimo, per questo tutte le iniziative che vorranno ottenerli diventano importantissime e non potranno essere più liquidate con frasi leggere quali ‘ Sono solo atti simbolici’.

Update 16 marzo 2012 – due interpretazioni uscite oggi che spiegano in maniera meno profana la mia interpretazione (non citando però la mia conclusione sulla centralità dei registri) – QUI Marco Gattuso  e  QUI Matteo Winkler [in entrambi sono evidenziate le parti che trovo più significative]

La sentenza di oggi numero 4184 della Corte di Cassazione (insieme alla sentenza 138 della Corte Costituzionale) segna davvero una piccola svolta. O potrebbe farlo.
Quasi tutti hanno sottolineato due elementi culturali importantissimi, soprattutto in uno Stato con forti problemi di laicità.

Il primo punto riguarda il riconoscimento del diritto alla famigliarità: ovvero vivere una vita di coppia, sostanzialmente, con gli stessi diritti, opportunità e doveri di una coppia coniugata.
Il secondo, contenuto nella parte conclusiva di quasi tutti i dispacci di agenzia, richiama il superamento (e quindi la legittimità) di uno degli argomenti più utilizzati, soprattutto in Italia, contro l’estensione del matrimonio anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Dice la sentenza, praticamente, che tale argomento non ha più ragion d’essere e che la non sussistenza in Italia di un matrimonio o regolamento per le unioni omosessuali, è dovuta alle mancanze del legislatore e non al fatto che queste, le coppie e il conseguente matrimonio, siano diversi o addirittura contro-natura.

Questi due aspetti, pur se non tecnici, sono di una portata storica e culturale enorme e, se fossimo un paese normale, subito i politici di tutti gli schieramenti porrebbero questo tema in cima all’agenda dei lavori e, dopo un richiamo così esplicito e grave di uno dei tre poteri dello stato, porrebbero rimedio. Ma credo proprio che anche queste due motivazioni poco smuoveranno i nostri politici di maggior livello.

C’è però, a mio parere, una parte più interessante della sentenza, che pochi sembrano commentare, proprio perchè controversa, ma che segna anch’esso un importante dato. Premesso che non sono ferratissimo in questioni giuridiche e aspetto come sempre chi, più preparato di me, possa avvalorare o smentire compiutamente ciò che io ritengo di aver capito [in tal caso spero che presto Rete Lenford pubblichi presto una nota esplicativa sulla sentenza].

Insomma, dalla sentenza:
‘i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere ne’ il diritto a contrarre matrimonio ne’ il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia – a prescindere dall’intervento del legislatore in materia – quali titolari del diritto alla vita famigliare e nell’esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

Dunque, se non ho capito male, attraverso un ricorso a un giudice e indipendentemente da quanto legiferato a livello nazionale, si fa concreta la possibilità che una coppia omosessuale, stabile e riconosciuta, possa vedere riconosciuto un trattamento omogeneo a una coppia eterosessuale.

Se questa interpretazione fosse corretta, la portata sulla vita pratica di migliaia di famiglie di fatto, omosessuali, sarebbe davvero rivoluzionaria: di fronte a graduatorie, attribuzioni, diritti non riconosciuti, la coppia potrebbe adire i giudici e , citando la sentenza, magari, ottenere ragione delle proprie richieste.

Ovviamente oltre alle lungaggini della giustizia italiana e oltre alla relativa discrezionalità dei giudici in ogni fattispecie, questa strada contiene anche altre insidie che ho sottolineato in fucsia, partendo dal basso: bisognerà comunque adire un giudice (con relativi costi e lungaggini), questo potrà essere fatto indipendentemente dal legislatore (questa è una particolarità che dovrebbe non essere una insidia, ma una facilitazione), ma soprattutto queste azioni potranno essere intraprese da coppie stabilmente conviventi e riconosciute.

E qui che vedo l’insidia maggiore. Come e chi stabilisce e certifica la stabilità di una coppia? In mancanza di una legislazione nazionale diventano fondamentali i registri delle unioni civili e tutte quelle iniziative a livello locale riconosciute per la certificazione delle convivenze e delle famiglie anagrafiche basate su vincolo affettivo.

Oltre al dire che è legittimo un possibile matrimonio tra persone dello stesso sesso, dunque, questa sentenza toglie legittimità a tutti gli scettici e ai detrattori dei registri delle unioni civili e della riforma anche locale delle leggi anagrafiche perché prive di efficacia.

Adesso dunque, fatta salva la battaglia continua per il pieno riconoscimento di tutti i diritti e doveri con la piena equiparazione dei matrimoni tra omosessuali con quelli eterosessuali, questa importante sentenza dovrebbe dare nuova linfa, a livello locale e amministrativo, alla lotta per ottenere i registri delle unioni civili e dare loro nuova forza e legittimità.

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