Ultroneo significa fuori luogo[ ovvero diritti GLBT, donne, migranti, portatori di handicap…] 

Cara Silvia Costa,
leggo e rileggo l’articolo che dalle colonne del quotidiano Europa ha esplicitato la sua (non solo sua) posizione sul matrimonio tra persone omosessuali.
Le scrivo perché quando alle primarie che portarono Veltroni alla  guida del Partito democratico, eravamo quasi fianco a fianco nella stessa lista, in quel di Monteverde a Roma, ed io lealmente e fattivamente ho ‘portato voti’ per una lista capeggiata da chi, come lei, era su posizioni diametralmente opposte alle mie, rispetto ad alcuni temi.
Credevo fortemente nel progetto di sintesi riformista ed europea che il PD, che quel PD, si proponeva e quindi, da credente, ex cattolico praticante, figlio di un militante DC (io non ho mai avuto tessere precedenti a quella del PD) e cittadino profondamente convinto della laicità delle istituzioni, lavorai anche per la sua elezione in quella assemblea nazionale. Le sue, come le mie, idee in quell’assemblea dovevano esserci.

Col tempo, però, ho capito come la difficoltà di unire quella mia tensione ideale con la pratica politica, fosse  dovuta, in realtà, alle motivazioni e giustificazioni che si portavano a sostegno di tali posizioni, distanti dalle mie e da chi, con me, lottava per una società, passando per un PD, più giusta.
Ai dati scientifici internazionali, alle evidenze raccontate da storie di vita reale, al richiamo alla laicità delle istituzioni e delle fondamenta democratiche della nostra società, si contrapponevano sentimenti religiosi, legittimi, ma personalissimi, sensibilità valoriali discrezionali, opinioni (queste sì, mica le sentenze della Cassazione) più vicine alle destre reazionarie alla Le Pen che a quelle dei conservatori liberali alla Cameron o Merkel. E soprattutto si pretendeva e si pretende che le seconde vengano assunte come analisi eloquenti e fondate della società e come programmi realmente sostenibili per la politica.

Alla luce della lettura dell’articolo che lei e l’europarlamentare Toia avete firmato, torna quella sensazione di distanza proprio tra i fondamenti del nostro discorso: questa volta, forse perché da un palcoscenico europeo molto attento alla difesa della laicità delle sue istituzioni, non ha tirato fuori la giustificazione teologica tout court, ma ne ha annoverata una ancora più approssimativa, oserei dire avventurosa e priva di fondamento (che infatti lei non riporta) ovvero le possibili disfunzioni antropologiche che si rifletterebbero sui bambini qualora si desse seguito alle richieste di matrimonio tra persone omosessuali.
Altri, hanno smontato la sua tesi (se di tesi si può parlare trattandosi di una frase, di una domanda che sembra retorica, di cui non si trovano le basi o le conseguenze in tutto il resto dell’articolo. Come a sventolare uno spauracchio, senza poi saper approfondirne la pericolosità), per questo io, sempre attingendo ai ricordi che condivido con lei, vorrei soffermarmi su un altro aspetto del suo argomentare.

Ricordo bene quando, durante la prima riunione della neo eletta assemblea romana del PD, dicembre 2010, di fronte ai nuovi delegati, lei classificò l’alveo dei diritti civili come questioni ‘radical chic’, qualcosa di cui sembrava poco opportuno occuparsi alle porte di una crisi di cui ancora non si conoscevano gli effetti. Questo per ribattere al neo eletto segretario romano che aveva salutato con benevolenza, nella relazione introduttiva, la creazione di una consulta che si occupasse di diritti civili in seno al PD Roma. Consulta che è poi nata e che continua a lavorare.
Allora disse che piuttosto che occuparsi tanto dei suddetti temi radical chic, avremmo dovuto occuparci più dei temi della famiglia e delle donne (parità, conciliazione tempo lavoro-tempo famiglia, etc etc), senza capire che una società che parla di diritti civili e, quindi, legifera secondo l’evoluzione della società stessa  e regola i bisogni di più recente manifestazione, si pone in perfetta linea con quanto necessario per il pieno raggiungimento della parità di ciascuna cittadina e cittadino.

Ed ecco che, perseverando in quell’errore di fondo, oggi, come allora, definisce ‘ultroneo’ il riferimento al matrimonio tra persone omosessuali nella ‘relazione annuale del parlamento europeo sulla parità tra uomo e donna per il 2011, presentata da Sophia in ‘t Veld, olandese liberale dell’Alde sull’attuazione delle cinque priorità strategiche della Ue per il 2010/2015 (indipendenza economica, poteri decisionali, lotta alla violenza, gender pay gap, relazioni esterne)’ .

Non sembra intuire quanto il bisogno e la necessità di legiferare e trovare strumenti per il pieno riconoscimento dei diritti delle donne, della loro piena e sostanziale parità nel mondo lavorativo e nella società, nella loro tutela da violenze, nel fornire loro strumenti per conciliare le legittime aspirazioni di carriera e famiglia, dalla crescita dei figli alla cura dei propri anziani in difficoltà, muova di pari passo con la crescita culturale e sociale della società.
Crescita e progresso sociale, civile e culturale sono il contenitore in cui diritti delle donne, diritti per le persone omosessuali, diritti dei migranti, diritti dei portatori di handicap, devono ,e non può essere altrimenti, convivere. Quel contenitore, privato di uno o dell’altro contenuto, si indebolisce, perde consistenza e forza.

Quel contenitore, che nasce e vive nella quasi totalità delle democrazie occidentali ed europee, pone, giustamente, nello stesso solco il pieno riconoscimento dei diritti di tutti i cittadini e solo attraverso questo, quindi, il superamento pieno delle attuali discriminazioni: che si parli di persone omosessuali, di donne, di persone migranti, di persone portatrici di handicap o di qualsiasi altra prerogativa, orientamento o convinzione che non permetta loro di esprimere appieno la propria personalità e di godere delle possibilità offerte agli altri cittadini.

Quando si parla di diritti, di riconoscimento di opportunità, di allargamento delle possibilità di vivere la propria libertà e di portare a compimento i propri progetti di vita in favore proprio e della società in cui si vive e agisce, allora sì che si può parlare dei bambini, del loro futuro e anche dei cambiamenti ‘antropologici’ che il vivere in una società che tutela e anticipa le loro esigenze possa portare.

E quando si parla di gender gap, discriminazione, violenza è più ‘ultroneo’ tirare fuori argomenti assolutamente privi di fondamento, accrescere credenze senza riscontri pratici e sostanziali, alimentare e avallare un’idea di società composta da individui diversi che meritano trattamenti non egualitari. Questo alimenta il razzismo, questo alimenta le pratiche pericolose, questo alimenta l’instabilità e la conflittualità. Questo segna la differenza tra la condizione europea di donne, omosessuali, migranti, portatori di handicap e quella di queste stesse persone nel nostro Paese.

[piccolo UPDATE dopo il commento di Andrea de Filippis: il PD è cambiato e forse, stando in Europa, l’on. Costa non si è accorta che nessuno parla più dei Di.Co. come la posizione del PD e che il Comitato diritti presieduto dalla Bindi non lo considera il punto di arrivo né di partenza]

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