Forse ci siamo capiti male/2[ ovvero sul finanziamento ai partiti politici]

Un taglio ai finanziamenti pubblici, comunque sproporzionati anche in un momento di prosperità, sarebbe auspicabile. Un ridimensionamento doveroso, ma non punitivo: si alimenterebbe un’antipolitica che non fa bene a nessuno, si restringerebbe la possibilità di fare politica solo a chi può godere di finanziamenti propri (o di chissà quale provenienza).

Però forse ci siamo capiti male, un’altra volta, perchè se questo è l’accordo che sembra essersi trovato all’interno della maggioranza ABC, la strada da percorrere non solo è in salita, ma sembra tutta sbagliata. E allora hai voglia a dire che Di Pietro e Grillo sono populisti e che non c’è solo la Casta.

Insomma, quello che #daquestapartedellastrada si legge è che i partiti si faranno (per ora si parla del 2011, ma credo verosimilmente sia l’attivazione di un percorso) certificare i bilanci, ci sarà una commissione (un’altra… saranno altri doppi stipendi?) che controllerà le certificazioni e in caso di infrazione applicherà le pene, tutte economiche.

E sembra il topolino di comodo uscito dalla montagna da difendere. Vogliamo scommettere che dai bilanci ufficiali non scapperanno fuori anomalie? Vogliamo scommettere che tutte le voci saranno bilanciate e, anzi, ci sarà un notevole risparmio? Vogliamo scommettere che non risolveremo nulla su dirottamento fondi pubblici e tangenti?

Ci simo già passati con la storia dei collaboratori parlamentari e il risultato è stato quello di tagliare le risorse [ almeno il 50% di quanto ascritto per i collaboratori sulla busta paga dovrà essere registrato e giustificato. Il che significa che l’altro 50% o resta in nero oppure non viene speso per i collaboratori].

Perchè non considerare una rendicontazione ex ante? Perchè non far gestire i fondi per la politica a un organo parlamentare che si occupi di ‘pagare i conti’ dopo averli analizzati e approvati? Non si avrebbero così i grandi surplus tra spese elettorali e di mantenimento e finanziamento ottenuto (perchè è lì che si annida la frode e il distrattamento per uso privato); aumenterebbero le iniziative realmente ‘politiche’ di formazione, di informazione, di condivisione della vita politica italiana e i cittadini capirebbero meglio come e perchè servano quei fondi alla politica, ricucendo quella distanza sempre più grande che si sta creando.

un meccanismo così immaginato farebbe bene anche alla buona politica che, spesso, nei partiti maggiori è lasciata sia alla buona volontà dei singoli o dei piccoli gruppi, ma anche senza i corretti finanziamenti : sarebbe il partito con un suo regolamento, magari votato dall’assemblea dei delegati, se non degli iscritti, a decidere quali siano le voci cui spetta la copertura del finanziamento pubblico: sedi, convegni, centri di formazione, e quali ricadano dentro il finanziamento privato: auto, iniziative elettorali personali o di area.

Sarebbe un lavoro laborioso? una centralizzazione burocratica, un affaticamento per le strutture centrali? Forse (anche se, se ci fosse davvero un regolamento anche interno dei partiti, ne gioverebbero anche le periferie). Ma pensiamo che ripristinare la elgalità, il buon costume e riconquistare la fiducia dei cittadini sarà un lavoro facile o da condurre con leggi di facciata?

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