PD come Partita doppia? [ovvero quando un certificato non basta]

Timbrato.Catalogato.Certificato. Sono giorni che il Partito Democratico sbandiera il fatto che il proprio bilancio sia stato certificato da una società terza. E oggi questo articolo, semplice, chiaro e esemplificativo, ci racconta però quanto, in fondo, un certificato non basti.

La certificazione è comunque un passo dovuto. Va comunque riconosciuto al PD di averlo deciso in momenti ‘non sospetti’ (se mai ce ne siano stati dal ’93 ad oggi). Il problema, però, a vaso di Pandora scoperchiato, con una opinione pubblica mediamente più attenta e nettamente più imbufalita, con i militanti messi, di nuovo, a dura prova, forse un po’ stanchi e disincantati è che un bilancio come quello del PD, per fare davvero la differenza, non può più essere così vago.

Insomma leggendo la nota informativa che dovrebbe meglio specificare le diverse poste presente nel bilancio, tutto appare eccessivamente aggregato, tutto sommario e alquanto superficiale. Oggi, c’è bisogno di più.

Per i cittadini, ma soprattutto per i militanti che quotidianamente lottano per mantenere l’affitto dei circoli, magari pagarsi trasferte per le manifestazioni nazionali, trovare gli accordi migliori per stampare materiale informativo e divulgativo( quanti muri di Berlino e regimi vari dovranno cadere prima di non chiamarla più PROPAGANDA!!!!!).

Insomma, grazie al web, non dovrebbe essere difficile inserire ed espandere questo bilancio. Ad esempio alla voce comunicazione e propaganda immettere macro voci come la differenza tra i mezzi usati e poi, mano mano, specificare le testate o le aziende (in caso di affissioni. A proposito, si potrebbero mettere anche i nomi delle ditte di affissioni? giusto per sapere se esistono o se si basano sul lavoro nero). E poi, sempre in tema di campagne, capire per quali, per chi o per cosa si sono spesi.

Così nel caso di eventi o momenti di mobilitazione: specificare i costi logistici, piuttosto che di comunicazione o altro. E magari così scopriremmo da noi, e potremmo richiamare l’attenzione, su chi utilizza più, e come, i fondi di tutti. Per la sussistenza delle sedi, perchè non specificare meglio costi di mantenimento o di personale, magari mettere online i nomi? Sarebbe violazione della Privacy o un’inno alla trasparenza?

Insomma, potrebbe far bene a tutti e soprattutto alla politica che, giustamente, deve combattere l’antipolitica qualunquista e da bar sport.

E poi, magari, oltre a questa ondata di informazioni legittime, si potrebbe procedere seriamente a innescare un doppio procedimento a cascata: richiedere maggiore dettaglio e concretezza a tutte le strutture federate: associazioni, fondazioni, fino ai piccoli circoli territoriali e tematici. E ancora applicando realmente l’articolo 49 della Costituzione, riformare i partiti, con statuti registrati e controllati e magari, e qui parla il militante affezionato e convinto, ancora, della sua tessera PD,  proporre un regolamento interno, articolato, approfondito e soprattutto ferreo.
Magari proporre all’Assemblea nazionale di decidere quali spese siano realmente giustificate e giustificabili e quali invece, iscritti e delegati, ritengano non debbano ricadere tra i costi del Partito: magari avremmo meno soldi disponibili per eventi di dubbia efficacia e maggiori risorse da dedicare a giovani esponenti o militanti per campagne innovative e che aiutino davvero al ricambio della classe dirigente diffusa.

Tutto questo, per dire, con l’affetto di un trentenne, ‘molto precarissimo’, che pure si impegna nella politica e nella politica vede la sola possibile strada per cambiare le cose. E per ora sta nel PD, ma non si accontenta più del solo ‘certificato’.

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