Democratico sono! [ovvero codice etico e disciplina di partito]

Sono un nativo del PD. Mai avuta tessere dei partiti politici in precedenza, per qualche anno quella dell’azione cattolica, qualche volta delle associazioni LGBT. Faccio militanza per le mie idee e per i miei principi, senza presunzione, ma cercando di rimanere coerente e forte anche nei momenti di difficoltà. Ho partecipato alla costruzione del PD, ho aderito e credo nei suoi documenti fondativi e nello spirito e nell’intuizione che fu di Veltroni (ma che anche lui, spesso, oggi, sembra aver smarrito): un partito aperto, oltre il novecento (che quant’è duro a morire, però!!!), che riesca a dialogare con le strutture organizzate della società, ma anche e soprattutto con i cittadini che aumentano, sembra paradossale, la loro consapevolezza e il loro distacco.

Insomma ho creduto, e credo, che il PD sarebbe stato, e può ancora essere, lo strumento per cui la ‘diversità’ storica della sinistra e di una certa politica potesse spostarsi dai proclami della questione morale e vivere nelle pratiche quotidiane di ricerca delle soluzioni migliori e più condivise, di una costruzione nuova e contemporanea del senso civico e del consenso.

Per questo oggi non capisco chi, per difendere una partecipazione politica e una disciplina di partito che non appartiene più a questa società, a queste generazioni e a queste necessità accusa qualcuno di sollevare questioni di incongruenza all’interno del Partito, invece di rileggersi il nostro codice etico e immaginare che questo avevamo promesso ai cittadini e questo dovremmo impegnarci a mantenere.

Democratico sono, dal primo momento. E a quella disciplina di partito preferisco il codice etico proposto ai cittadini.

*Quindi, ad esempio quando si porta avanti una campagna a 360° sui manifesti abusivi, lo si fa per ricordare al partito democratico in cui crediamo debba essere diverso per essere compiuto. Deve applicare anche questa norma del codice etico per essere trasparente:
articolo 3, comma 1, punto d che recita: ‘svolgere campagne elettorali con correttezza ed un uso ponderato e contenuto delle risorse, finanziate in modo trasparente e sempre accompagnate da un rendiconto finale, senza avvalersi per fini personali della pubblicità o
comunicazione istituzionali. Si impegnano, inoltre, ad evitare forme di propaganda invasiva, nel rispetto dell’ambiente e del decoro urbano.’

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