Chi ha il lupetto dentro al letto? [ovvero deriva primordiale degli Scout italiani]

E dire che noi ragazzi dell’Azione Cattolica, da bravi soldati del Papa, eravamo considerati i bacchettoni, i figli di mamma, i perfettini della Parrocchia e gli Scout invece erano i fighi, gli alternativi, quelli che facevano il servizio ‘sporco’, quelli che interpretavano il Carisma cristiano e poco si fermavano a catechismi, atti di convegni e tesi di più o meno illustri teologi.

E quindi le dichiarazioni riportate in questo articolo, sembrano più una trita manifestazione di bigottismo di risulta: la Chiesa in piena crisi identitaria e oserei dire ideologica, serra i ranghi e accentua i richiami alla dottrina pura tagliando fuori le derive moderniste. Ed ora è toccata agli scout essere strumento di quella ‘ritirata’antistorica e antisociale.

Antistorica perchè lontana da una società che cambia e che (a differenza di quella che è stata l’esperienza di Cristo, uomo del suo tempo) non trova nella sua quotidianità come e dove poter applicare una dottrina chiusa come quella a cui sta tornando il cattolicesimo.
Antisociale, perchè lontana dai singoli e dalla socialità che i singoli vivono oggi e, al posto di interpretare e confrontarsi con questa socialità, preferiscono negarla, condannarla, metterla all’indice.

Ma al di là delle banalità e delle mostruosità riportate in alcuni passaggi delle linee guida, mi colpisce, da ex educatore di Azione cattolica, la parte in cui si dice “Dobbiamo porre molta attenzione nell’educare i nostri ragazzi a non identificarsi con ciò che sentono perché quel che sentono non definisce pienamente ciò che sono. Posso provare una rabbia terribile che devo imparare a gestire e a riconoscere, non identificando me stesso con la rabbia. Devo diventare consapevole del fatto che posso gestire ciò che sento. Quindi non c’è dubbio che anche la dimensione sessuale vada poi gestita ed educata. Imparare a gestire le pulsioni e a non identificarsi in quello che si sente”.

Nella mia esperienza ho incontrato molti ragazzi adolescenti e la sessualità e l’affettività era parte dei nostri momenti di incontro (non presenza ossessiva come invece mi sembra oggi di percepire per la Chiesa) e quello che, insieme ad altri, cercavamo di trasmettere e imparare insieme a loro, non era condannare il proprio essere o sentire [si può secondo voi fare una cosa del genere e poi portare l’esempio massimo di apertura e com-passione che è stato Gesù Cristo? I ragazzi sono giovani, mica scemi.], ma cercare di conoscere e saper distinguere il piacere che tutti (si pure gli Scout e pure i ragazzi dell’azione cattolica) provano in un rapporto carnale, più o meno effimero, più o meno ormonale e immaturo, insomma dal solo sesso, da quello che si può provare da un rapporto che coinvolga la passione e il cuore, l’ardore e l’intelligenza, l’estasi e il sacrificio.

E riconoscere in questo amore quell’Amore che è Dio. E se questo è l’Amore che il carisma cristiano propone, andare a sbirciare dal buco della serratura, guardare chi entra nel letto delle ragazze e dei ragazzi scout e cattolici in generale risulta qualcosa di squallido, lontano da quello che, a parer mio, un educatore dovrebbe trasmettere a ragazzi ed adolescenti che scoprono emozioni, vogliono capirle, cercano di interpretarle e viverle.

[Nel frattempo, grazie ai miei ragazz* che non sembrano oggi avere avuto grandi traumi dall’avere avuto un educatore omosessuale: alcuni lo sapevano, altri lo hanno scoperto, altri forse lo scopriranno da questo post. A loro commentare se vorranno.
Grazie agli scout e capi scout e a tutte le amiche e gli amici cattolici che ieri e in questi giorni stanno raccogliendo le firme per le istituzioni del registro delle unioni civili a Roma, perchè sanno che se è vero qull’Amore, allora è talmente tanto grande e potente, che non può essere esclusivo di alcuni e tener fuori altri.]

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