Il pride diffuso [ovvero arriva al stagione dei Park]

Arriva giugno (o fine maggio) e con il sole che riscalda arriva la cosiddetta stagione dei Pride, o meglio, da quello che si respira nell’aria quest’anno, si potrebbe dire ‘la stagione dei Park’.

L’anno scorso, con il grande evento Europride 2011 a Roma, sembra si sia inaugurata (in realtà altri esperimenti c’erano già stati in alcune città, in passato) una nuova modalità di preparare e accogliere il Pride: costruire nelle piazze o nei parchi cittadini i Pride Park: luoghi aperti, non staccati dalla città o che riproducano realtà ‘altre’, ma che si inseriscano perfettamente nel panorama circostante.

La parata festosa e rivendicativa (non è un ossimoro, è la magia e la forza LGBTQI) è sempre stata preceduta da quelli che nella vulgata dagli ‘eventi collegati’ che si occupavano di diffondere e far conoscere le tematiche LGBTQI, proporre discussioni e approfondimenti, dedicare maggiore spazio alle performance culturali che la nostra ricca e poliforme comunità poteva presentare.
Tutto questo però ha sempre avuto un carattere, anche al di là degli intenti che invece erano opposti, di chiusura: queste iniziative avevano difficoltà a rivolgersi a un pubblico più ampio di quello delle persone gay, lesbiche, bisex, trans gender, queer e intersessuali, avevano difficoltà a contaminare davvero la città che avrebbe ospitato la parata finale. Per non parlare che molto spesso le associazioni producevano interessantissimi momenti di riflessione come di svago senza riuscire a coinvolgere un pubblico ormai fedele e consolidato.

Ecco allora che nascono i Park. Nasce, cioè, l’esigenza di andare alla città se questa non arrivava nelle sedi delle associazioni o in altri luoghi (teatri, musei, biblioteche) scelti per ospitare gli eventi che la comunità vuole proporre.

Insomma, con i Park la famosa montagna va da Maometto, si fa conoscere, lo coinvolge e prova a lasciare un’esperienza più articolata e complessa, unico mezzo di vera conoscenza per superare diffidenze e pregiudizi. E magari costruire una nuova e più ampia comunità di intenti.

Ecco allora come avere, finalmente, un Pride diffuso, come coinvolgere veramente tutti i cittadini e tutte le forze creative e democratiche del nostro Paese, ecco come far sì che le persone conoscano la comunità LGBTQI e la sostengano.
La forza della parata con i Pride Park aumenta esponenzialmente nella sensibilizzazione e costruzione di un tessuto sociale aperto e inclusivo: passeggiare in un quartiere della città, arrivare in un parco e trovare stand dove avere informazioni, dove porre domande, dove poter ascoltare un buon dibattito, dove assistere a uno spettacolo, magari su temi che molte persone considerano lontani e che non avrebbero ‘cercato’, ma che una volta trovati suscitano interesse e voglia di approfondimento.

Vedere i giochi del parco animati dai colori e dagli schiamazzi dei bambini e scoprire che famiglie, coppie e persone eterosessuali fanno così la prima esperienza concreta di famiglie omogenitoriali: non con grandi discussioni ideologiche, ma condividendo lo spazio dei propri figli.

Confrontarsi con le istituzioni, non solo, ancora una volta, in dibattiti di indirizzo politico, ma chiedendo loro un impegno concreto: facendo uscire i Park da sedi private, portandolo in piazze e parchi pubblici le istituzioni compiono un ulteriore passo nel riconoscimento delle nostre realtà (concedono permessi di occupazione suolo pubblico, aiutano nella realizzazione grazie al loro know how, concedono finanziamenti), di una comunità che vive e che fa vivere quartieri, piazze e parchi, nel periodo dei Pride come può esserne in grado durante tutto l’anno. Un Park pubblico chiede atti formali e sostanziali alle istituzioni, divenendo anch’esso, quasi involontariamente, atto politico.

Dunque, partiamo, con una nuova idea di diffusione e coinvolgimento della comunità LGBTQI e delle cittadine e i cittadini, usciamo dai luoghi chiusi e a volte poco conosciuti, apriamoci alla città, accogliamola, raccontiamoci, ascoltiamone i racconti, recuperiamo il meglio della nostra voglia di visibilità. A volte saranno grandi momenti che segneranno la storia, come il Pride Park dell’anno scorso a Piazza Vittorio a Roma per l’Europride, altre saranno esperienze più piccole, ma diffuse anche in luoghi della città in cui bisogna costruire un nuovo modo di socializzare.
L’importante è che il nostro movimento oggi torni ad avere genuinità e il coraggio della visibilità e la semplicità del coinvolgimento.

[Segnalo una iniziativa molto interessante, collegata al Pride nazionale di Bologna, una serie di eventi anche nella Provincia. Anche questa è una ulteriore evoluzione dei Pride e dei Park].

Annunci