Si può fare(?) [ovvero come ascoltare il risultato di Parma?]

Il problema non è tanto che il PD abbia vinto o perso (io sono tra quelli che dice che ha egregiamente retto, essendo, oramai l’unico soggetto politico riconosciuto e riconoscibile e quindi il maggiore bersaglio dell’antipolitica).

Il problema non è il risultato di Grillo a Parma, o meglio non è il fatto che lo abbia conseguito Grillo, in democrazia, vivaddio, funziona così e speriamo, per i parmensi, che il Movimento 5 Stelle sappia davvero rivoluzionare le pratiche e possa reggere alla prova del governo di una città che prima di essere stanca è incazzata e che prima di essere vittima di un buco di bilancio è anche molto dignitosa e un po’ snob.

Dunque è vero che numericamente il PD tiene, ma a Parma si ripete quella che mi sembra essere la maledizione delle grandi città, o quantomeno di quelle significative. In queste realtà il PD non regge, fa pasticci alle Primarie, ritira simboli o li moltiplica, non è chiara e leale fino in fondo nell’appoggio a candidati altri.

In queste realtà il PD non riesce a interpretare le istanze proposte dal basso, non riesce a convogliare in istanze che si fanno politiche, costruite in maniera realmente aperta e partecipata per i bisogni nascenti, in queste realtà non riesce a tenere insieme la democrazia sostanziale, proteggendola dai forcaioli, e trovandole una nuova strada sostanziale nella diffusione della sovranità.

Il nuovo civismo e la sua organizzazione è il dato in più di Parma. Questo movimento ( che è di più dle 5 stelle) è nato dall’emozione e l’impegno referendario, proseguito nei comitati dei beni comuni e nelle diverse forme a livello locale cittadino (i romani conoscono bene il fenomeno dei ‘Comitato No Pup’, quasi in ogni Municipio), è nato dalle occupazioni per la ricostruzione di spazi culturali diversi e condivisi (dal Valle al Macao) e non è possibile derubricarlo solo a sentimento antipolitico (tanto che poi si esprime nell’atto politico base e fondamentale del voto).
Questo modo di esprimersi e di rappresentarsi è il dato in più di Parma, ora, senza aspettare l’uomo nuovo, senza aspettare il papa straniero, senza le liste civiche che di civico non hanno nulla, senza i Montezemolo o i Renzi-rottamatori di turno, si può organizzare e proporsi come forza di governo. Ora SI PUÒ FARE, questo sembrano gridare i protagonisti ai partiti.

Parma segna un nuovo capitolo nella storia iniziata a Milano, Napoli, Cagliari ed ora che si può fare senza un De Magistris o un Pisapia, ora che questo sentimento si prepara a governare e alle future grandi sfide di Firenze, bari, e soprattutto Roma, il PD cosa farà?
Saremo pronti a rivoluzionare il nostro processo decisionale interno, a dare spazio vero a nuove generazioni portatrici di nuove idee (inutile mettere un 30enne che dice cose di trent’anni fa!)? Saremo pronti a metterci in gioco e invece di rinchiudersi nel recinto e accusare gli altri di antipolitica, saremo pronti a rivoluzionare la politica aprendosi a nuove istanze e nuove forme di partecipazione? Saremo pronti a mettere in discussioni pratiche consolidate per nuove forme che guardano al rigore, al merito, alla preparazione e alal capzcità, senza tener conto di appartenenza o provenienza?
Questa è la sfida, specie per noi romani: si può fare con e nel PD? Sapremo ‘farlo meglio’?

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