Per un attimo c’abbiamo creduto [ovvero tagli alla politica, ma niente trasparenza]

Come se non fosse successo nulla. Come se il clima di antipolitica, di rancore, di distanza siderale tra una classe dirigente e i suoi ‘diretti’ o non esistesse o non sia frutto di malcostume, di totale mancanza di etica, di scandali, di furti e arricchimenti fraudolenti.
Renata Polverini, ieri pronuncia un discorso che nella sua mente (e in quella dei suoi abili spin doctor) doveva essere emotivo, non una resa o un’ammissione di colpe, ma un’assunzione di responsabilità, l’abito bianco doveva essere quello di una novella Robin Hood in gonnella con il carisma di un’Evita Peron de casa nostra. Parole forti e chiare, hanno fatto presumere, a molti, le sue dimissioni. Invece no, si resta tutti in sella, oltre lei anche quel Fiorito (espulso solo dal PDL, ma che in virtù delle norme della Regione potrebbe fondare un nuovo movimento politico, divenire uno dei diversi mono-gruppo della Pisana, chiedere, essendo in maggioranza, il suo pezzo di governo, e magari ricevere ulteriori finanziamenti) e tutto il gruppo PDL. Restano tutti, ma Evita Polverini vuole dare il buon esempio, vuole gesti forti, vuole concretezza.
Lei non ci sta a pagare da sola e conosce bene anche i sentimenti diffusi, quelli che più gli scandali si moltiplicano e la posta si alza, più diventano bassi e primitivi. E così anche i ricchi, in questo caso i gruppi consigliari del Lazio, devono piangere, devono pagare.

Ed ecco qui, tagli e risparmi, legittimi, ai finanziamenti ai gruppi, ma nulla sulla trasparenza. Nulla su quello che oltre sedare la sete di vendetta, possa ricostruire il rapporto con le persone, cittadine e cittadini elettori. Nulla sulla trasparenza, sulla scelta di obbligare una certificazione rigorosa delle spese, nessuna norma che ribalti il meccanismo, imponendo un controllo e una eventuale deliberazione ex-ante della spesa. Nulla che abolisca i vitalizi approvati da poco (cumulabili per Sotrace e Ciocchetti con quelli da parlamentare), nulla che dica che non sono possibili momogruppi, rappresentativi di nulla, e che le commissioni non possono essere venti e avere tutti quei privilegi. Nulla che dica realmente “Signori, le vacche grasse sono finite da tempo per voi e da oggi anche per noi. La politica torna( o diventa) una cosa seria, un servizio, che è giusto pagare, ma sul quale non si può lucrare. Né ora, né mai, crisi o non crisi”.

E quindi forse ci saranno, per ora, un po’ meno soldi da arraffare, ma ancora nessun metodo che assicuri che quei pochi soldi vadano nelle direzioni corrette.
Per non parlare del fatto che, in un anno elettorale, la conseguenza prima di tagli di questo tipo porterà alla guerra sfrenata per accaparrarsi il finanziamento per la campagna elettorale. Chiedendo molti favori. Che prima o poi andranno restituiti.

Insomma, ancora una volta, nessuno sembra pagare realmente il conto, la soddisfazione per i tagli è solo un’operazione di facciata e presto il malcostume tornerà. Con un solo risultato: a ogni scandalo si allontana la politica, a ogni denuncia viene meno la fiducia, a ogni furto il sistema collassa sempre più e gli anticorpi della democrazia diventano più deboli. Alla mercè di qualche capo popolo sprovveduto e approfittatore.

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