Le primarie sono nel PD [ovvero crediamoci e non facciamoci del male]

Le Primarie sono nel PD (non solo del PD). Perchè per primi siamo nati intuendo che l’evolversi della fine del cosiddetto secolo breve non era ancora stata interpretata correttamente e che quello che succedeva attorno in termini di socialità, di coscienza personale e collettiva, di civismo e partecipazione sarebbe stato ben presto parte integrante del processo politico.
Siamo nati con questo e per questo. Ci siamo arrivati per primi, paradossalmente, però, al posto di investire e credere sempre di più in questo nuovo approccio, abbiamo lacerato l’entusiasmo iniziale a causa di una mancanza di coraggio. Pensando che il bene primo fosse la conservazione del Partito piuttosto che la costruzione di una nuova politica, di un nuovo modo di fare. Che pure era e, credo ancora, è nostro.

Oggi arriviamo a un punto di svolta, l’ultima chance per tornare protagonisti di quell’evoluzione che ben intuimmo e che abbiamo accantonato, lasciando spazio a derive opportunistiche. Se avessimo mantenuto quello spirito e l’avessimo praticato al di là dell’appuntamento singolo, oggi Casaleggio e Grillo non avrebbero spazi di manovra. Se non nell’infitesimale spazio che il nostro Paese ha sempre ritagliato per gli estremisti e gli urlatori.

Oggi, con le primarie per la Premiership, si arriva al punto di svolta: possono divenire la maturazione di un percorso di sintonia con la società (nonostante gli intoppi e le involuzioni precedenti) oppure continuare a difendere posizioni e visioni della partecipazione politica più controllabili, ma residuali.

Oggi più che mai il PD deve credere alle Primarie, aprirle sostanzialmente oltre che formalmente (e vedremo le regole che usciranno dalla prossima Assemblea nazionale), tornare ad essere protagonista di quel modo di fare politica che solo nel centrosinistra è possibile e che solo il PD con la sua grandissima rappresentanza e preparazione può garantire.

Trovare cavilli, regolamenti arzigogolati, strategie di dispersione degli appuntamenti significherebbe fallire l’obiettivo. Significherebbe porsi in un atteggiamento di chiusura che non danneggerà solo questo o quel candidato. Danneggerà l’immagine del Partito, danneggerà la credibilità (forse debole, ma ancora diffusa) presso gli elettori, sarà causa di una brutta doccia fredda il giorno delle elezioni.

Altro che documenti per impedire la partecipazione di Vendola! Il PD si faccia garante agli occhi dei cittadini della trasparenza e della lealtà di questa consultazione. Ce ne ricorderemo, partito ed elettori, al momento del voto istituzionale.

E soprattutto, nessuna lotta intestina, nessuno sgambetto, nessuno ostacolo, più o meno formale, più o meno evidente alla partecipazione democratica e, ancora una volta, leale.
Nessun insulto, nessuna preclusione nei circoli, nelle feste, negli eventi e nelle assemblee per nessuno dei candidati. Nessuna forzatura o tentativo di inquinare la gara, ancor prima dei risultati. Nessuno di quei tentativi che troppe volte si sono visti in questi anni, da parte di apparati più o meno organizzati.
Un atteggiamento tale, di rigore e rispetto reciproco, porterà credibilità. Un comportamento contrario porterà ancora più scoraggiamento tra i militanti, assicurerà forse che la gara sia già decisa a favore di questo o quello o quella candidata. Ma nel mondo fuori, quello che abbiamo voluto intercettare con la nostra idea di partecipazione. Nel mondo dell’antipolitica che vogliamo sfidare con progetti e idee concreti. Nel mondo dei milioni di elettrici ed elettori stanchi e sfiduciati, sull’orlo del non voto e fermi sull’indecisione. In questi mondi avremo solo lanciato un enorme boomerang.
Avremo forse un vincitore delle primarie, ma avremo un forte rischio di non avere un vincitore delle elezioni.
Avremo forse fatto il bene del nostro partito, ma ci saremmo giocati la possibilità di assicurare il bene del Paese, il suo sviluppo, la sua riorganizzazione. Che oggi può passare solo per un protagonismo forte del nostro PD.

Crediamo alle primarie perchè crediamo nelle nostre proposte. Crediamo alle primarie perchè crediamo al PD e crediamo al Paese. Se ci facessimo male già in corsa, faremmo male solo al Paese.

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