Novanta giorni nel deserto [ovvero vincere e governare il Lazio]

Basteranno novanta giorni nel deserto? Basterà indignarsi, sottolineare il malaffare di una destra sconcia e irrefrenabile, ormai nel baratro? Basteranno a convincere le cittadine e i cittadini di questa regione della necessità della politica per rilanciare una Regione in grande sofferenza? E basteranno per convincerli che questo rilancio passi per il centrosinistra?

Sto seriamente riflettendo sulle risposte a queste domande. Invidio chi, forte dell’appoggio di moltissimi militanti vede solo quell’orizzonte. Ho timore per i molti che invece quell’orizzonte continueranno ad ampliarlo, continueranno a cercare di convincere chi si allontana, chi è sfiduciato, chi è disincantato. Proveranno a trasformare una campagna elettorale in un confronto di idee e non di rincorsa all’ultimo voto. Sarà un lavoro arduo per chi vorrà andare a chiedere di nuovo al fiducia di chi vede nella classe politica un comitato d’affari, generalizzato e impunito. I giovani, le famiglie che non riescono a conciliare i tempi di vita con quelli del lavoro, le persone in difficoltà e chi ha bisogno di assistenza sanitaria.
Insomma, chi sta fuori i nostri circoli e le nostre riunioni.

Non so quanto basteranno novanta giorni nel deserto se non ci sarà un cambio netto nella prospettiva e nella prassi politica. Temo che se non daremo dei segnali forti ( per me sono l’incandidabilità, ora, dei consiglieri uscenti della Regione Lazio, la totale trasparenza del processo decisionale delle candidature e delle spese per le campagne elettorali, il netto no ad alleanze con UDC e FLI che hanno titubato fino all’invero simile sull’appoggio alla Giunta Polverini e che sono stati ispiratori e complici di manovre come il Piano casa regionale e, ancora una volta, la titubanza sulle posizioni riguardo a discariche e strategia per i rifiuti) tutto questo mondo ci scaricherà definitivamente .

E allora apriamoci, andiamo fuori, ricominciamo a accorciare le distane tra eletti ed elettori, chiariamo i nostri programmi, ma simao netti, finalmente, con i no necessari anche se dolorosi. Riempiamo di senso la parola ‘rinnovamento’ che ci verrà proposta di continuo, diamole dignità senza avere paura di osare a ribaltare la prospettiva.

Il rischio è altissimo. Non solo, tornare dai novanta giorni e non trovare ali di folla festante. Ma non vincere alle prossime elezioni regionali, oppure non riuscire a governare.

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