Le elezioni non sono un congresso [ cosa direte durante la campagna elettorale?]

Le elezioni, si badi bene, non voglio parlare di Primarie. Se non indirettamente. Perchè indirettamente, con il teatrino delle dichiarazioni da destra per Matteo Renzi, prende forma quello che dicevo almeno da un annetto (se non da sempre) percependo un progressivo avvitamento del Partito Democratico su se stesso e sui propri iscritti, perdendo di vista che quella platea si va via via riducendo, mentre aumenta a un ritmo impressionante il numero di indecisi, nel migliore dei casi, e di futuri ‘non votanti’.

Renzi ha più volte chiarito semplicemente che l’essere ‘simpatico’ e provare a trovare la fiducia di elettori delusi del centrodestra non lo sconvolge: se prendiamo in considerazione gli attuali numeri in Parlamento, siamo in minoranza e per tornare a vincere e governare, oltre ad andare a pescare nel bacino dell’antipolitca, dovremmo occuparci anche della fetta di delusi dalla torta berlusconiana o finiana.

Da cittadino che milita in un partito, però, aggiungo anche un’altra questione: ci siamo resi conto del collassare del nostro sistema? Crediamo veramente che la fiducia nel nostro PD sia condivisa con la stessa indefessa e cieca fedeltà da quanti sono fuori? Nelle piazze e nelle care bocciofile aumenta lo scetticismo e noi siamo ancora convinti che il tono di ‘va tutto bene madama la marchesa’ che molti hanno nel parlare del PD sia credibile?

Vogliamo assumerci la responsabilità di poter dire che molte cose vanno cambiate, prima fra tutte la contendibilità della leadership e dei programmi? Siamo pronti a metterci in gioco veramente aprendo e scardinando schemi e cordate per puntare a un risultato maggiore o vogliamo illuderci che le percentuali che registriamo nei congressi, con gli iscritti fedeli, siano quelli che troviamo fuori? Possibile che chi ostacola una profonda messa in discussione degli attuali apparati e delle attuali prassi sia sempre messo al muro e ostacolato?

Non si tratta di ‘uscire’ dal Partito, si tratta di starci con l’intenzione di costruire quello che avevamo immaginato e dichiarato. Si tratta di mettersi in gioco con i ‘clienti’ e non di difendere a tutti i costi la ‘ditta’.

Forse frequento ‘cattive compagnie’, ma solo io mi trovo, per esempio, a dover convincere i miei coetanei che il PD Lazio è diverso e può essere diverso, nonostante non abbia fatto un’opposizione campale, se non a scandalo esploso, sui fondi regionali e sul mal costume diffuso? Possibile che solo le persone che incontro io per i più svariati motivi e che con me parlino di politica mi chiedano dei ‘riscontri’ anche oltre le parole di una persone di cui si fidano? Ma come posso convincerli se poi il mio stesso partito, che vorrei difendere, è timido nei gesti che devono seguire la condanna? Se è timido nel dire (se non contrario) che nessuno dei vecchi consiglieri si ricandiderà, perchè comunque c’è stata una cattiva vigilanza, compito primo di una opposizione; che verrà posto un tetto massimo, per quanto riguarda il PD, a campagne elettorali,perchè per avere molti fondi, forse, devi chiedere molti favori e poi restituirli? che verrà, non solo, certificato il bilancio da un ente esterno, ma che si stilerà subito un regolamento interno al gruppo per decidere come e quanta spesa sia politicamente rilevante e giustificabile e quale e quanta no, perchè sennò farà politica solo Berlusconi che ha i suoi soldi?

Queste sono le domande, che i non iscritti, ma per fortuna anche un numero sempre maggiore di iscritti, i miei coetanei, molte persone che vivono la quotidianità, a volte rinunciando anche all’indignazione ormai stanca, si pongono. Possibile che solo io mi troverò a fare campagna elettorale tra questa gente e che solo io mi ponga questi dubbi? Possibile che non se li ponga la dirigenza del mio Partito e che riesca a guardare solo ai voti dei congressi e non a quelli delle elezioni?

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