Il paradosso bersaniano [ovvero #nonargomenti da Primarie]

Finora lo ha spiegato molto bene Renzi. Non pervenuti commenti e risposte da Bersani, Puppato, Gozi, Tabacci, Spini etc etc etc
Stiamo per celebrare Primarie per la leadership, chi vince applica il suo programma, chi perde sostiene coalizione e candidato vincente. Senza contentini, aggiunge Renzi.

E mentre il sindaco di Firenze dice solo qualche nome incompatibile con la sua visione della politica (quanto avrà vibrato ieri sera quel baffetto?) molti degli ‘Oni’ di Bersani minacciano di ribaltare il tavolo, far morire il PD, disintegrare il centrosinistra.

Buona parte della campagna di Bersani è basata sul concetto di squadra, dipingendo la strategia renziana come quella del ‘solo uomo al comando’, anche senza scomodare la Provvidenza.
Senza considerare un percorso nato circa due anni fa. Senza considerare il fatto di aver imposto all’intera agenda politica italiana, non solo un termine, ma una vera e propria categoria di riferimento ‘la rottamazione’. Senza considerare i tantissimi comitati che nascono dentro, ma soprattutto fuori dal PD, in tutta Italia. E non solo.

Si stanno per celebrare Primarie, appunto. Si sceglie una persona che promuove un’idea e un programma. Si sceglie il leader di una coalizione. Non altre figure. Al massimo, in stile americano, potremmo chiedere di indicare il vicepremier. Il giorno dopo tutte le carte potranno essere mischiate di nuovo.

Ed è su questo nuovo approccio alla politica che si consuma il paradosso bersaniano: si fanno primarie, si denuncia che non debbano essere considerate il Congresso del PD, e poi si organizzano correnti, si stringono accordi con i referenti, si punta sul concetto di squadra, assolutamente fuori luogo.

A dicembre avremo un candidato alla presidenza del consiglio, non un segretario e una squadra di governo del partito. A dicembre potremmo avere (mi auguro) la situazione in cui Renzi sia il candidato (del PD) per la coalizione di centrosinistra e sia il Segretario Bersani a gestire le candidature al tavolo della coalizione. A quel punto chi resisterà? Un Renzi che non ha promesso nulla a nessuno, ma ha chiesto adesioni su una visione politica e del nostro Paese (vedere struttura dei comitati) o una ‘squadra’ che aveva promesso appoggio, ma che ora, in quanto squadra, chiede riconoscimento del proprio ruolo?

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