Coming out day [ ovvero un altro compleanno]

Questa mattina, nemmeno fosse programmato, in televisione mio fratello raccontava la storia dei suoi figli, due piccoli uomini che subito hanno lottato per rimanere incollati a questa stupenda avventura che è la vita. Loro hanno vinto la loro prima battaglia , entrambi grazie al trapianto di midollo osseo. E nel raccontare, ormai serenamente e con gioia, la loro storia mio fratello ricorda sempre come per loro, il giorno del trapianto, sia ormai ricordato come il loro secondo compleanno. E non potrebbe essere altrimenti, il primo per ricordare la nascita, il secondo per ricordare l’inizio della vita!

Ed oggi è  International coming out day. si ricorda il coming out, l’uscire fuori, il pretendere di venire alla vita delle persone lgbt.

C’è un aspetto incredibile e rigenerante nel coming out (quando è volontario, quando non è outing, quando non è forzato o estorto) che non c’è nemmeno nel secondo compleanno dei miei nipotini: la scelta consapevole, la forza della libertà, l’impeto dell’affermazione del sé e della propria determinazione.
Questo c’è dietro il processo di consapevolezza, dietro quell’attimo, forse folle (?), che ti fa dimenticare i travagli precedenti e ti fa sorpassare le difficoltà, cha ancora oggi, potresti trovare nel dopo.

Ricordo quella sensazione. Ricordo le discussioni con i miei famigliari, che forse né prima, né dopo sono state così schiette, intime, profonde e appassionate.
Ricordo lo stupore di alcuni amici e il rinnovo di sentimenti di lealtà e appartenenza che oggi ancora ci legano.
Ricordo perfettamente il susseguirsi delle ‘rivelazioni’, un’escalation liberatoria che poi è sfociata nel rafforzamento del mio essere e nella voglia dell’impegno perchè, ovunque, questa società smetta di negare, opprimere, ostacolare e denigrare le differenze. Perchè, ovunque, le persone possano vivere la propria libertà di essere, vivere e amare.

L’impegno perchè ovunque, ciascuna persona possa trovare forza, coraggio, forse incoscienza e nel contempo bellezza di amare se stessa o se stesso e il proprio essere al mondo. Perchè ogni ragazza o ragazzo possano superare le paure e le difficoltà che potrebbero esserci.

Il mio coming out non è stato poi né traumatico, né tragico. c’è voluto tempo. Da quando i miei genitori non volevano sentir parlare dei miei amori, a oggi che mia madre si informa di come stia il mio fidanzato, durante la telefonata serale. Fino ai miei nipoti che ci vedono come una coppia, senza differenza alcuna.

Un percorso, lungo e non sempre facile. Partito tutto da quel giorno. Da quel compleanno in cui decisi di venire alla vita.Vera.

Tema di Paolo – 16 anni nel 93

“Da grande vorrei diventare…” parla dei tuoi progetti, aspirazioni, sogni per il futuro.

Cosa vorrei diventare da grande è una domanda a cui vorrei tanto poter rispondere con sicurezza, ma se non è così facile per un adolescente “comune”, figuriamoci per uno come me? Dicendo me indico i progetti, le aspirazioni, i sogni di un ragazzo come cinquecentomila altri ragazzi che amano altri ragazzi.
[…]E’ questo a cui aspiro; poter essere un giorno un ragazzo felice come tanti altri, senza che la gente mi disprezzi per come sono.
[…]Vorrei tanto poter tornare a casa come uno dei tanti adolescenti e presentare la persona che amo ai miei genitori.
[…] il mio progetto più grande è quello di potermi dedicare a quei ragazzi che hanno ancora paura di come sono per colpa di quella stupida gente che li disprezza, e di riuscire a rendere la loro esistenza, se non più facile, almeno meno dolorosa di quella che è stata, è, e probabilmente sarà la mia.
[…] Beh il mio sogno nel cassetto non è poi così strano: sogno di poter trovare il ragazzo della mia vita, insomma l’anima gemella a cui tutti […] aspirano; e … se non è un sogno irrealizzabile… di essere amato, compreso, accettato per quello che ho nel cuore e non per chi amo.

Da: Ragazzi che amano ragazzi – Piergiorgio Partelini.

Annunci