Rinnovarsi al passato? [ovvero le due storie di Bersani e Renzi]

Chissà, forse è solo un pippone per politologi e comunicatori. Chissà, forse, questi c’azzeccano. Chissà.
Fatto sta, che Gianluca Briguglia, analizzando lo story telling (la costruzione della storia in cui credere, della storia da raccontare (nel più nobile dei significati) per costruire il consenso attorno a un progetto), di Bersani e Renzi, porta a una riflessione interessante anche sulla logica del cambiamento, rinnovamento, avvicendamento.

Da una parte il segretario del PD richiama il partito alla compattezza, racconta una storia ben conosciuta e richiama all’esperienza. Si definisce egli stesso usato sicuro. Di questa storia fanno parte moltissimmi che non hanno alcuna intenzione di farsi da parte. Ne fanno parte anche molti giovani, che però, proprio perché figli e ‘discepoli’ di quella storia, anche emergendo, all’interno di quel solco agiranno e opereranno.

Dall’altra il sindaco di Firenze punta su una storia nuova, su un qualcosa da costruire, su un’osservazione della società attuale e futura. Lui non richiama le sue radici, al massimo richiama il suo operato nella giunta provinciale e comunale. Quello che si propone è di credere a questa storia, a questo cambiamento. Ma siccome è tale e radicale, l’esperienza richiesta è quella della contemporaneità e ‘i posti a disposizione’ dovranno per forza di cose essere occupate da una squadra tutta nuova, che dovrà conquistarseli per merito (non avendo storie passate a cui appellarsi) e, finalmente, come dice spesso Ivan Scalfarotto, essere giudicata non per i compiti svolti, ma per la capacità e possibilità di svolgere i compiti futuri.

Insomma, lo story telling di Bersani parla anche della sua idea di rinnovamento all’interno di una storia già collaudata. Quello di Renzi richiama alla costruzione di una storia da fare insieme misurandosi sulla e con la realtà, guardando alle generazioni che verranno come diverse e con diverse necessità rispetto a quelle che ci hanno preceduto.

“Bersani chiede che chi lo ascolta si senta rappresentato e abbia fiducia in lui, in virtù di una storia già nota. Renzi chiede che chi lo ascolta lo imiti e agisca come lui. In questo senso i due story telling, in questa fase (ma entrambi dovranno cambiare alcune cose importanti, a mio avviso, e Renzi in particolare), portano implicitamente a un paradosso rispetto a quello che invece viene detto.
Bersani propone comunicazionalmente l’idea di un uomo solo, fidato e provato, al comando. Renzi ha bisogno che almeno una generazione di Italiani voglia fare come lui.”

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