Voglio ancora tutto [ovvero Matteo Renzi e i diritti civili]

Il 23 giugno 2012, dopo un percorso condiviso con tantissimi altri protagonisti, tantissime realtà del mondo dell’associazionismo LGBTQI romano e non solo, ho avuto l’onere e l’onore di rappresentare il Comitato del Roma Pride 2012 con il discorso d’apertura.
Ero emozionato per due, importantissimi, motivi: quel giorno e quel discorso portava a compimento un percorso,  un impegno e uno sforzo che aveva coinvolto e messo a fattor comune esperienze, formazioni e, a volte, visioni di alcuni aspetti della vita, diversi.
L’altro motivo di emozione era dovuto al fatto che avrei avuto la responsabilità di rappresentare, appunto, quelle diverse strade ed esperienze. Avrei dovuto tenere insieme i miei punti di vista e la mia provenienza (mai negatarinnegata), quelli di chi mi era più vicino e quelli di chi aveva lavorato, fianco a fianco, per la costruzione di quell’esperienza, pur provenendo da punti di partenza molto diversi.
Non è stato facile, il video riporta l’emozione, ma credo, anche lo sforzo e la sincerità di quelle parole. Credo di aver mantenuto fede al compito che era richiesto.

Oggi, da quella strada che ho continuato a percorrere, ovvero la difesa dei diritti civili e la battaglia per giungere al matrimonio egualitario nel PD, ho scelto di sostenere Matteo Renzi alle primarie del centrosinistra. Ho scelto la candidatura di Renzi (qui il documento che ho sottoscritto)perché la ritengo l’unica in grado di rapportarsi con la nostra contemporaneità, l’unica in grado di riuscire a rompere una spirale soporifera a cui il nostro paese sembra condannato, l’unica in grado di compiere quel partito democratico nel quale ho creduto prendendone la tessera e che credo in grado di dare una prospettiva di cambiamento reale (e necessario) all’Italia.

Alcuni amici mi chiedono ‘conto’ di come, però, possa sostenere Matteo Renzi visto che la sua posizione sul riconoscimento dei diritti civili per le persone LGBTQI non sia quella che convintamente, orgogliosamente e sinceramente ho rivendicato da quel palco, al termine del Roma Pride 2012. Sono gli stessi che mi chiedono perché militi nel Partito Democratico. Ed effettivamente le due cose coincidono.

Faccio parte del PD perché credo che se questo Paese potrà cambiare, potrà farlo solo con un progetto di politiche di centrosinistra, di politiche che guardano all’Europa come una chance, di politiche che pongono non l’individualismo, ma la libertà di ciascuno e la crescita comune e partecipata al centro dell’azione politica. E credo che questo debba essere e proporre il PD.
Sono nel PD anche perché credo che la lotta per i diritti civili e il pieno riconoscimento dell’uguaglianza passi per le forze del centrosinistra. E per forza di cose per il partito più grande e rappresentativo di quest’area. Insomma, come molti spesso ripetono “ O questa battaglia si vince nel PD o probabilmente non si vince nel Paese” .

Passi ne sono stati fatti, lenti e poco lunghi (ma posso rassicurarvi che far divenire questo un tema dell’agenda politica e programmatica del mio partito,non è stato cosa da poco) e spero di aver contribuito con il mio impegno all’impresa che è, ancora, titanica.
[In questo video Vendola smarca abilmente proprio la domanda di Daniele Viotti sul PD: sì, lui e SeL sono per il matrimonio, ma come si metteranno le cose in un’alleanza con il PD? È anche un mio mantra con gli amici della sinistra: quanto valgono per voi i diritti civili? Quanto sacrificherete sul piano dell’alleanza per governare?]

Perché Renzi? Perché ho scelto alcune proposte concrete rispetto ad altre più vaghe. Perché Renzi non si è sottratto al confronto e non ha scelto posizioni di comodo: da candidato outsider avrebbe potuto promettere cose molto più di rottura. Ma tutto il programma vuole mantenere un legame con la realtà, vuole costruire il futuro partendo dall’oggi, non solo indicare prospettive, ma attuarle.
La scelta del termine ‘ADESSO!’ oltre a non essere casuale è piena di questi contenuti.

Renzi propone le Civil Partnership inglesi – qui c’è un’ottima spiegazione sulle differenze dei diversi modelli.
C’è un impegno ad approvare le CP nei primi 100 giorni di governo: per la prima volta si dice che in Italia le coppie formate da persone dello stesso sesso avranno gli stessi diritti delle persone sposate, senza riduzioni.
Sulla genitorialità Renzi fa una distinzione: vanno tutelati i diritti dei bambini di famiglie omogenitoriali così come figli di coppie di fatto eterosessuali.
Per quanto riguarda le adozioni, oltre a ricordare di dover cambiare tutto l’impianto del sistema delle adozioni in Italia, vuole tenerle fuori in una prima fase. Ma non le esclude. Il senso è quello di togliere dal campo delle ideologie la questione (così come togliere il matrimonio dalla disputa terminologica): in pratica, in Italia possiamo forzare sui diritti delle coppie, dobbiamo ancora  lavorare sulla parola matrimonio e sulle adozioni.

Quindi, ADESSO! facciamo le CP, tuteliamo i bambini nati in famiglie omogenitoriali e coppie di fatto e ADESSO! lanciamo la discussione su matrimonio e adozioni ( a tal proposito cita l’evoluzione della posizione di Obama sul tema, definendolo, appunto, un tema in divenire).

Insomma, resto nel PD perché credo che qui si vincerà la battaglia per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti e personalmente lavorerò sempre in questa direzione, per far assumere il PD il matrimonio egualitario come programma politico.
Ma è una battaglia, purtroppo, ancora da portare avanti. Sostengo Renzi perché esprime posizioni chiare e soprattutto, anche lui, dice che sono temi in divenire, per cui le CP sono una tappa di un percorso da avviare ADESSO!

[Riguardo Bersani, sottolineo le differenze solo di approccio: non definisce quale ‘soluzione tedesca’ verrà adottata, non chiarisce che questo sia il primo passo, anzi sembra far intuire che come le donne sono arrivate alle quote rosa(!) dopo 40 anni di lotta, noi troppo dovremo tribolare, non nomina la questione adozioni.
Riguardo Laura Puppato, che si è espressa sul matrimonio, pur ritenendo la sua candidatura degna e rispettabile, preferisco superare le lotte di testimonianza, in questo momento, e andare a fare massa critica per smuovere le cose dove credo che possano davevro cambiare ed evolvere.
Di Tabacci, mi sembra superfluo palrare.
Di Vendola condivido il pensiero sul matrimonio (ammesso che rimanga tale e sia discriminante nel momento della responsabilità di governo con il PD), ma non quelli relativi ad altri ambiti del suo progetto (tra l’altro un po’ troppo vago e poetico) dell’Italia.
]

Di seguito le due interviste di Daniele Viotti di Vorrei ma non posso , che credo esplicitino, anche nella esposizioni (dimestichezza e precisione VS imbarazzo e paternalismo), le posizioni.

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