Montecitorio val bene un finocchio [ovvero le deludenti candidature lgbt con Monti]

Non mi ero ancora ripreso dalla notizia che da una sola parlamentare dichiaratamente lesbica, nella prossima legislatura, tra PD e SeL si sarebbe passati alla presenza di quasi 5-6 tra Camera e Senato (fattore non trascurabile quest’ultimo. Se, com’era ai tempi dell’ultimo Prodi, i senatori saranno indispensabili, avere due o tre, Concia, Lo Giudice e altri, senatori aumenta il loro potere contrattuale e dunque di influenza sulle leggi a riguardo) e dando un’occhiata alle liste di democratici e SeL, si arrivava a sfiorare la ventina o trentina di deputati dichiaratamente a favore di corpose riforme in ambito di tutela delle persone lgbt e dei loro diritti.
Mi ero rassegnato ai soliti balletti dei cosiddetti ‘gay di centrodestra’ ringalluzziti da qualche gesto di Berlusconi ormai libero (o scaricato) dal fardello Vaticano.

Così oggi sono rimasto molto deluso quando ho appreso dai giornali e dai social che due esponenti del movimento, della lotta e delle rivendicazioni delle persone LGBT si sarebbero candidati nelle liste di Monti. E si badi che ho detto due persone impegnate nella lotta per i diritti delle persone lgbt, non ‘solo’ due persone omosessuali. Già, come detto, i pittoreschi omosessuali di destra(nella destra italiana) ci avevano abituato a queste distorsioni cognitive; perfino i due paladini della moda Dolce e Gabbana ci avevano strabiliato con l’appoggio esplicito all’UDC e chissà, negli anni, quanti nel segreto dell’urna hanno votato Forza Italia o PDL.

Dunque la delusione, non è legata all’orientamento sessuale, nè tantomeno alal figura del professore: io stesso ho più volte sperato e difeso Monti, io stesso renziano e cosiddetto ‘liberal’ nel PD vedevo nel professore una possibilità anche per la nostra comunità. Non con un salto epocale, ma l’uomo dell’Europa dell’austerità poteva diventare l’uomo dell’Europa dei diritti.

Poteva, ci si poteva lavorare. Fintanto che il professor Monti non avesse scelto di candidarsi. E, ancor più, se nella scelta avesse optato per essere trainato non solo dai moderati, dai riformatori più liberal, non solo dalla società civile più illustra e preparata (che ci piacciano o meno le loro idee) rappresentate, ad esempio, dall’esperienza di Italia futura, ma anche dalla parte più retrograda della Prima repubblica, la parte peggiore di quella DC rifiutata da tutti, ancora fondamentale nel Sud per via di legami poco chiari e spesso poco leciti, custodi di un cattolicesimo ortodosso, bigotto e clericale. Ecco, compiuta che è stata quella scelta, Monti, il professor Europa, ha perso tutta la credibilità e ha chiuso ogni porta anche ai progressisti più liberal, coerenti con le loro idee e consapevoli di opportunità e limiti dell’azione dell’attuale governo.

Insomma, non è tanto che dei gay siano passati nelle file montiane, che oggi mi ha deluso. Più il fatto che delle persone attive nella lotta per i diritti, nella lotta per il rinnovamento, nella lotta contro la vecchia partitocrazia entrino nelle fila di una compagine con pezzi di partiti e politici che proprio di queste lotte non vuole sentir parlare nelle dichiarazioni e nei fatti. Avallando, tra l’altro, un’azione che sa tanto, troppo, di vecchie pratiche politiche e di vecchia repubblica: indebolire la vittoria del PD e divenire elemento fondamentale e decisivo, oltre che decisionale, per governare l’Italia.

I nostri amici, probabilmente, voteranno a favore delle leggi per le persone lgbt, contro il finanziamento ai partiti, per una legge seria sull’incandidabilità e magari in materia elettorale. Ma non possiamo non immaginare che oggi, in campagna elettorale, il loro ‘servizio’ potrà portare voti, e magari far scattare qualche deputato in più, a quelle forze che hanno paragonato l’omosessualità alla zoofilia, che hanno difeso Cuffaro anche nei momenti più imbarazzanti (per non parlare dello scandalo Mele) e fatto da ‘stampella’ (uso a proposito le parole di Monti verso Bersani) alla Giunta Polverini quando ormai lo scandalo era ingestibile e indigeribili.
Ci sono passato, avendo nelle fila del mio partito gente come Binetti e Rutelli. E ancora dobbiamo digerire Bindi e Fioroni.

Mi spiace sinceramente, soprattutto per uno di loro con il quale ho condiviso la lotta interna al partito per spostare l’asticella sempre più in alto riguardo i diritti civili. Abbiamo lottato quando si parlava di Di.Co. e c’era Binetti e Carra e ora che si deve vigilare per non tornare indietro, si cambia casacca?

Montecitorio val bene qualche finocchio in lista, dunque, per il professore. Riuscirà anche a farli digerire al Vaticano.
Ma vale la lotta per i diritti e per il rinnovamento della politica un posto in questo Parlamento, con certi alleati?

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