Mandrake o Soldatino? [ovvero come si difende il lavoro?]

febbre-da-cavalloPremetto che la storia di Tor di Valle, di uno degli ippodromi migliori d’Italia e d’Europa, a mio parere, non è tutta limpida e non parla solo della crisi generale e di un settore in particolare.
Detto questo però, da qualche giorno mi chiedo se, come al solito, ci stiamo facendo le domande giuste. Se davvero cerchiamo le risposte nella direzione giusta.

Insomma, da una parte abbiamo commoventi ricordi, che tv e giornali ci consegnano in questi giorni, raccontandoci di un mondo che non c’è più. E nicchiando anche troppo sul fatto che quel mondo non ci potrà più essere.

E quindi ha più senso, oggi, salvare Mandrake, il mondo dell’ippica e di un mondo scommesse, che non esiste più. Incentivando con aiuti e altre forme qualcosa che non regge ai tempi in cui persino il gratta e vinci entra in crisi, in cui si combattono, o si dice di combattere, le migliaia di sale slot machine che si moltiplicano nel nostro paese, in cui i ragazzi preferirebbero giocare virtualmente con una app che simuli una corsa, piuttosto che aspettare i risultati di una gara reale?

Oppure, per una volta, pensare davvero e non solo in maniera nostalgica a Soldatino? A tutti i cavalli e lavoratori dell’ippodromo, incentivando la loro riqualificazione e il loro spostamento in altri settori, piuttosto che elemosinare loro uno stipendio per un lavoro che oramai diviene fantasma? Non sarebbe più sensato obbligare, o fortemente incentivare, i futuri proprietari dell’area (si parla già dell’AS Roma che vuole costruire, sulle rovine di tor di Valle, il suo stadium) a riqualificare i lavoratori precedenti, fornire loro un piano serio di formazione e assunzione in altre mansioni per il nuovo assetto? Perchè, per i vari Soldatino che si sono susseguiti proprio in quell’ippodromo (mi sembra unico in Italia) si è pensato sempre alla loro ricollocazione in altri ambiti, quando l’ippica non poteva più essere il loro campo e non lo si può fare per i loro fantini, stallieri e curatori in generale parlando invece solo di salvataggio e recupero del settore?

Perchè non lasciare nei ricordi la goliardia e quella descrizione di un’Italia che non c’è più, che ci hanno regalato Montesano e Proietti e pensare in maniera più concreta e contemporanea ai lavoratori occupandosi di ricollocarli e riqualificarli nell’Italia di oggi?

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