Il Papa e le unioni civili [ovvero il vero nodo resta la laicità]

E, comunque, non è che morto un Papa, si ricominci tutto daccapo. Soprattutto sulla laicità.
Il Papa di strada, Francesco, ci sta sicuramente impressionando [lo dico senza alcuna vena polemica o men che mai malizia], con gesti e ritualità di rottura rispetto alle consuetudini vaticane e ci ispira benevolenza e, quantomeno, il beneficio del dubbio su cosa e quanto riformerà della Chiesa cattolica.

Francesco il povero, però, per quanto più vicino alle membra viva della chiesa ché alla sapienza dottrinale della Chiesa (con la ‘c’ maiuscola) è pur sempre il Papa e giustamente quella dottrina e quel mistero di Fede deve proteggere. Interpretare, avvicinare a persone e tempi, ma non stravolgere.

E così, anche se oggi qualcuno, quasi a smentire posizioni precedenti, autorevole come il New York Times (qui la notizia) dice che il Papa sia favorevole a un riconoscimento delle unioni civili tra omosessuali, ma non al matrimonio, io non mi aspetto nulla.
O meglio, non me lo aspetto, perchè non lo cerco. Non cerco lì i diritti che voglio riconosciuti e tutelati dal mio Stato.
A me non importa che una Chiesa, legittimamente o meno, riconosca l’amore tra persone omosessuali e con questo il loro progetto di vita (matrimonio o altra forma).

A me importa che, e questo sarà il vero banco di prova della rivoluzione del Papa che si ispira al poverello di Assisi, che la Chiesa non impedisca più con la sua influenza l’adozione di leggi, in uno stato laico, sovrano e democratico, che possano includere una parte della popolazione, fin’ora a cittadinanza dimezzata.

E ancora, comunque, se questo non dovesse accadere, io non me ne rammarico. Io mi rammarico e mi incazzo con la classe politica, che io vado a votare, perchè continua a rinunciare a quel principio fondamentale di rispetto delle istituzioni e della democrazia che è la laicità. Che è la tutela di tutte le cittadine e cittadini italiani. Che è lo spirito di servizio, non scevro da convinzioni o valori personali, ma che non assoggetti mai a questi l’uguaglianza e il rispetto della dignità di ciascun cittadino.

Insomma, il Papa apra pure alle unioni civili. Sicuramente aiuterà un processo culturale. Ma è la Politica, anche qui con la lettera maiuscola, che deve prendersi la responsabilità di proporre leggi laiche, indipendenti e democratiche. E che alle unioni civili deve optare per il matrimonio egualitario,  ça va sans dire.

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