Si tagli chi può!

Pochi minuti oggi per quest’articolo che racconta come le cose stiano davvero cambiando. E, che vi piaccia o no, le sta cambiando anche il centrosinistra. Quello senza Monti, quello della società che oltre a civile è anche preparata.
Personalmente lo sostengo non so più da quanto: in generale (e soprattutto in politica) i tagli generalizzati non fanno bene  e non risolvono nulla, perchè non impegnano nessuno a cambiare il modo di pensare.

La proposta Boldrini-Grasso, invece, ha un forte senso logico e politico e spero si mantenga nella pratica, come nelle intenzioni:
– si lavora 5 giorni su 7  ( e non gli scarsi 2 e mezzo o tre attuali)
– i collaboratori dei parlamentari vanno tutelati (ancora aperta la questione che non esista un contratto ad hoc pur essendo moltissimi)
– vanno tagliate le spese, ma soprattutto vanno rendicontate e vanno controllate: l’attività democratica ha un costo, che è giusto sostenere per sostenere la democrazia. Va tagliato il malaffare e l’atteggiamento profittatorio, i privilegi e gli eccessi.

Insomma, avanti così. Sperando sempre che i M5stelle, grandi responsabili di questi grandi cambiamenti, li appoggino anche quando sono gli altri a proporli. Sperando che il bene del Paese sia più importante del proprio protagonismo.

Qui l’articolo completo da Rep.it

Stop alle spese forfettarie. Ancora Grasso spiega a Ballarò uno degli interventi studiati per ridurre i costi della macchina parlamentare. “Vorremmo proporre la giustificazione delle spese perché abbiamo scoperto che molte spese sono rimborsate in maniera forfettaria: in questo modo ci sarebbe un risparmio pari al 30-50%”. Grasso e Boldrini sottoporranno la proposta al voto dei loro Uffici di presidenza.

I tagli ai costi del Palazzo. Nelle rispettive conferenze dei capigruppo, Boldrini e Grasso hanno illustrato precise linee di indirizzo condivise. Oltre alla significativa riduzione dei loro stipendi, i presidenti delle Camere propongono la stessa riduzione per i titolari delle altre cariche interne in tema di indennità di ufficio e di altre attribuzioni attualmente previste, alcune delle quali potrebbero essere del tutto soppresse, quali ad esempio i fondi per spese di rappresentanza. Una riduzione, a partire dal trenta per cento con l’obiettivo di arrivare al cinquanta, sarà inoltre applicata alle dotazioni delle segreterie particolari degli stessi titolari delle cariche istituzionali.

Altra proposta di intervento sul trattamento economico complessivo dei parlamentari, che saranno in concreto definite una volta costituito l’Ufficio di Presidenza, con l’obiettivo di realizzare un risparmio tra il trenta e il cinquanta per cento della relativa spesa. In particolare sarà proposta la trasformazione di tutti i rimborsi forfettari in rimborsi a piè di lista, in modo che ogni singola erogazione sia giustificata in relazione alle finalità istituzionali. 

Al contempo, si proporrà di rafforzare le garanzie per i collaboratori dei parlamentari, mediante contratti di lavoro subordinato, ovviamente a tempo determinato. Nell’ottica della trasparenza verranno inoltre pubblicati sui siti internet delle rispettive amministrazioni i dati di tutte le consulenze. Sarà poi chiesto ai dipendenti delle Camere, in servizio e in pensione, di usare la stessa sensibilità e disponibilità, dando concreti segnali di contenimento dei costi: un tema che sarà presto oggetto di dialogo con i sindacati.

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