#nonsolocrisi [ovvero non lasciate soli i ragazzi di Scalea]

Agosto. ferie. Cittadina di provincia, costiera. Che sia del Sud, forse, non incide così tanto. Scalea, per la precisione. Ti conquista il paesino arroccatto, piccole case costruite con la caparbietà di certi scalatori. Chiesa. Alcuni vecchi , ancora, ad abitarla. E l’effetto rientro estivo. E poi la parte nuova. Il litorale, pieno (anche se quest’anno, dicono, un po’ meno a causa della crisi che si fa sentire dura e senza riguardo).

Cosa mi aspettassi? Sono sincero: avevo un ricordo e un’impressione della Calabria come di una terra abbandonata. Magari accogliente, come solo certe terre del Sud sanno essere. Ma non serena. Ancor più nella sua costa, invasa da altre popolazioni del Sud che non la amano, la sfruttano, fin quando sarà esaurita.
Che al posto di cogliere l’opportunità di quell’aria, di quei profumi, di quel tempo, e del periodo estivo, che potrebbe far rallentare e rigenerare, riproducono lì, anche in vacanza, storie, relazioni, comportamenti che hanno in città. Mi aspettavo una terra non evoluta, anzi sprecata. Incapace di cogliere e valorizzare una bellezza immeritata. Accattona e priva di fantasia. Ché le discoteche e la movida, copiata e scimmiottata, si vede. Si sente che è qualcosa di artificiale, non per sè, ma per il fatto che sia tarocca.
Una terra dove il turista è ancora qualcuno da spennare, da fregare, da lasciare con l’amaro in bocca. Quella dei bar in cui sei quasi un peso se entri , consumi e poi chiedi dov’è il bagno. Quei ristoranti dove ti danno metà orata. Ma non sfilettata lungo la pinna dorsale, metà: a un piatto la parte della tesa e a un altro la parte della coda. E sei tu che fai il sofisticato. Quella del mare bellissimo… e delle spiagge pattumiera, come era da tempo che non vedevo.

Questo pensavo della Calabria turistica. E questo c’è. Sarebbe falso negarlo.

Ma poi c’è un’altra Scalea. Quella che sa riconoscere in primis i sapori e i valori di queste terre e di molta della sua gente. Quella che non costruendo case sulla montagna, ma cercando nuove vie per emergere, dimostra la stessa caparbietà di chi la fondò. Quella fatta di vecchi nonni, che insegnano ai nipoti, che un pranzo veloce, solo ‘un piatto di pasta’, diventa un buffet di gran gala. Dove ogni pietanza ha un profumo. Mille profumi che distingui e riconosci. Dove ogni sapore ha una storia. Che si porta dietro, di come veniva cucinato e di come viene preparato oggi.

C’è quella Calabria, quella Scalea, di albergatori giovani, che non vogliono solo un turismo di risulta. Che investono, e tanto, sulle strutture. Ma non per imbandirle di un lusso pacchiano e superfluo, ma per offrire confort e tecnologia. Senza lo sciacallaggio dei prezzi. Sono quei ragazzi che hanno girato l’Italia, l’Europa, a volte il mondo. E hanno capito che fonte di bellezza e opportunità può essere la loro terra. A patto che si rompa la spirale dell’indolenza. A patto che si esca dal circolo della s-fiducia. A patto che si dia spazio e possibilità al futuro e non ci si accartocci verso un, forse, sicuro passato.

C’è la Scalea dei ristoratori che grazie all’esperienza nei tanti altrove che oggi possiamo conoscere e l’amore per la propria terra, oggi ripropongono nuovi piatti con i vecchi, soliti, sani sapori. Con la pazienza necessaria, il coraggio di alcuni abbinamenti, la passione per le persone.

Ci sono ragazzi che hanno capito come buon servizio, cordialità, rispetto e voglia di fare, possono dare ottimi risultati, lasciare i clienti molto soddisfatti e valorizzare a meglio quel patrimonio di mare, fiume, rocce e sassi, natura e storia, che si respira per quelle strade, per quei paesi, su quelle salite.

Questi ragazzi di Scalea, come quelli, identici in decine di cittadine italiane, non vanno lasciati soli. Qui non si tratta di crisi. Si tratta di coraggio, fiducia, appoggio. La scelta è intrinseca di questo tempo: rimanere in quella spirale riduttiva e residuale, fin quando le risorse saranno esaurite, oppure far vivere le idee, contaminarsi di buone pratiche e soluzioni, non per stravolgere, ma anzi, per valorizzare e tutelare paesaggi, tradizioni, sapori.

Questi ragazzi di Scalea non vanno lasciati soli. Vanno protetti e aiutati. Contro l’indolenza e la prepotenza di chi vuole che nulla cambi. Di chi cambia i neon colorati di una strada per far sembrare tutto nuovo, ma lascia profonde e instricabili, i rapporti, le ragnatele, le devianze. Questi ragazzi di Scalea vanno esortati, va dato loro coraggio contro la malavita che li vuole azzoppare, contro i turisti ancora duri da educare, contro uno stato ancora diffidente.

Questa è la Calabria che voglio ricordare. Senza far finta che la prima non esista, ma senza dare alibi alla ‘crisi’ perchè non faccia allargare e crescere la seconda.

Noi abbiamo alloggiato qui: gentilezza e competenza, comfort e prezzi equilibrati. Con grandi potenzialità! B&B Il Belvedere

Qui abbiamo trovato il cuoco Francesco, ovvero Charlie, grande esperienza, amore per la sua terra e i suoi prodotti. Prezzi stracciati, ottimo cibo, massima accoglienza e location suggestiva a Scalea vecchia (senza dimenticare il gentilissimo e super intraprendente Andrea!). ‘A Taverna

E poi se siete in zona e volete provare cortesia e qualità, vecchi sapori e qualche sperimentazione non perdete l’agriturismo ‘La Rondinella’ (non il ristorante in città, chiedete dell’agriturismo poco fuori Scalea). Anche qui prezzi modici e grande cura del gusto e dei clienti.

 

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