Roma always on [ovvero siamo pronti a essere Capitale?]

Il pasticciaccio delle metro chiuse alcune ore il giorno di Natale non è tanto allarmante per il disservizio in sé. È vero, i moltissimi turisti (a proposito, ma sono diminuiti, aumentati, sempre gli stessi?) avranno trovato difficoltà di movimento per raggiungere luoghi di culto, ristoranti, monumenti. Ma quanti romani avrebbero veramente usufruito di quei mezzi, proprio il giorno di Natale, per recarsi al pranzo in famiglia o per godersi la propria città approfittando di un clima che sembra più quello della Pasqua che del Natale?
E soprattutto, quanto, i lavoratori avrebbero accettato di garantire turni di servizi e, quindi, di lavoro, invece di gridare allo scandalo, ai diritti usurpati, mettendoci anche un po’ di attacco alle tradizioni e alla famiglia?
Non è forse che ancora non siamo pronti a essere una Capitale “always on”, sempre attiva, sempre connessa, sempre pronta? Siamo davvero pronti a rendere efficienti i nostri servizi pubblici scrollandoci di dosso la sacralità della domenica e delle feste comandate, la necessità del pranzo in famiglia, la irrinunciabilità di alcune condizioni che chiamiamo diritti e riconosciamo come inalienabili?

ATTENZIONE: io adoro passare del tempo con la mia famiglia, che a forza di fare figli e nipoti assomiglia sempre più a un clan, sarebbe per me molto difficile la vorare la notte di Natale o rinunciare al pranzo con i parenti.

Ma non esistono categorie di servizi, e quindi di lavori, che diamo per scontato siano attivi e funzionanti anche durante le “feste”? Medici, poliziotti (purtroppo daremmo per scontato anche la presenza dei vigili urbani, se fosse tale), i lavoratori e volontari della Protezione civile, e tante altre categorie legate a servizi che proprio nei gironi di festa hanno il loro “picco”.

ATTENZIONE: non si parla solo di servizi emergenziali o legati a sicurezza e salute. I lavoratori di alberghi e aeroporti o stazioni dei treni, ristoranti e pasticcerie, ad esempio?

Come si può pensare che i servizi di una città, come quelli di una azienda, rallentino proprio nel momento in cui quella città, o quell’azienda, ne ha più bisogno per soddisfare i bisogni dei suoi fruitori, clienti?
Mezzi pubblici, raccolta rifiuti e spazzamento, servizi per la salute e il turismo, servizi anagrafici (perché no? Non si potrebbe approfittare dei ritmi rallentati dei periodi di feste per occuparsi di alcune incombenze burocratiche che spesso rimangono in sospeso?*

ATTENZIONE: non si tratta di chiedere ad alcuni gruppi di lavoratori di rinunciare alle proprie vacanze, rinunciare alle proprie ferie, rinunciare ai momenti da condividere con i propri affetti.
Bensì, di organizzare le aziende, dal controllo del management fino alla razionalizzazione di turni e riposi, pensando che viviamo e lavoriamo in una città che è e deve essere per sua natura “always on”, sempre connessa, sempre attiva.**

Combattere con questo tipo di realtà, Roma attiva 24 su 24 , 7 giorni su 7, al posto di lavorare per distribuire equamente e umanamente oneri e onori della Capitale d’Italia, significa provocare disagi, malumore e inefficienza sia ai cittadini /turisti, sia a certe categorie di lavoratori.
Ecco, anche la gestione e l’organizzazione delle risorse umane, dei servizi e delle modalità di assunzione e salvaguardia nei momenti di stress (che per Roma sono un continuum) dovrebbero essere uno dei capisaldi della riforma che dovrebbe essere ingaggiata per trasformare Roma in Capitale d’Italia.

*A fronte di un’Atac alla deriva, di vigili urbani con il ricatto facile rispetto alla loro presenza, agli scioperi strategici del venerdì, AMA negli ultimi due anni, proprio durante le feste di Natale e in alcuni periodi caldi dell’anno ha riportato al lavoro circa il 18-20% in più rispetto al passato, avviato una seria lotta all’assenteismo e alle false malattie o 104 e proceduto ad alcuni licenziamenti, non punitivi, bensì, rispettosi del lavoro e del percorso fatto da tutti gli altri lavoratori.
**Questo comporta che aziende pubbliche e private dovranno “elasticizzare” i loro contratti, i lavoratori aumentare le loro disponibilità ed efficienza a fronte del giusto corrispettivo e magari insieme pensare in maniera nuova la distribuzione di carichi e tempi lavoro/ferie.

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