Ancora Roma Ladrona? [ovvero possiamo parlare di soldi?]

OK, allora a Roma si voterà a giugno. La città probabilmente andrà a puttane ma la democrazia è salva. Ora, allora, visto che siamo tutti profondamente democratici, possiamo parlare di soldi?

C’è un interessante studio dell’Ufficio Legislazione Straniera- del Servizio Biblioteche della Camera dei Deputati (spero di aver azzeccato tutte le maiuscole, sennò, magari, mi danno del grillino!) che fornisce una panoramica molto sintetica, ma mi sembra esaustiva per un primo livello di analisi, su I finanziamenti statali alle città capitali in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna.

Brevemente dallo studio, si capiscono due cose semplici: né Parigi, né Madrid, né Berlino e ancor di meno Londra, hanno una governance standard e paragonabili alle altre città, anche grandi, dei loro stati e anzi vivono di autonomie diverse e via via più ampie (come proprio il caso di Londra).

La seconda cosa è che per far funzionare una capitale ci vogliono i soldi. Fondi non straordinari, ma strutturali.

Ma ora guardiamo in Italia, alla nostra Capitale. Senza aggettivi. Sì perché la capitale morale, la capitale economica, la capitale culturale, la capitale ambientale, sono tutte belle trovate linguistico-markettare, ma senza alcun valore reale. Roma è la Capitale d’Italia, fino a prova contraria o nuove leggi. E con questo dobbiamo fare i conti. Sì, proprio i conti in fatto di soldi.

Dal citato studio si evince che, al netto delle diverse organizzazioni strutturali e normative rispetto alla governance (perdonate l’approssimazione, ma il succo non è quanto, ma come e perché):

  • Il concorso finanziario a carico dello Stato per Parigi-città (Ville de Paris) risulta per l’esercizio 2012 una dotazione globale di funzionamento di € 243.007.000
  • Berlino è allo stesso tempo una città e un Land federale (“Berlin ist ein deutsches Land und zugleich eine Stadt”); essa deve assolvere, pertanto, a funzioni statali e comunali. D’intesa con la Federazione, nel 2010 si è deciso di prorogare alla fine del 2015 la durata delle misure di sviluppo relative a “Berlino capitale – Quartiere del Parlamento e Quartiere del Governo” che complessivamente dovrebbe prevedere un costo finale di circa 580 milioni di euro, di cui il 64% a carico della Federazione e il 36% a carico del Land di Berlino.
  • Nel bilancio del Comune di Madrid risultano per il 2014€ 1.398.773.011 di trasferimenti correnti, per un totale di entrate di € 4.442.313.735; nel Bilancio della Comunità di Madrid relativo alle entrate 2014 (“Ingresos”) risultano € 4.688.206.799 di trasferimenti correnti, per un totale di entrate di € 28.740.168.48
  • Più complesso il discorso per Londra che però gode di una forte autonomia tributaria, di imposizione e riscossione.

Purtroppo lo studio manca della parte relativa ai costi, ovvero la divisione a valle dei fondi ricevuti, che potrebbe darci un’idea di quanto questi non siano numeri abnormi, ma siano le normali necessità di una Capitale che debba amministrare il personale. Una Capitale che si trovi a fronte a un numero di “fruitori” dei propri servizi e del proprio territorio di gran lunga maggiore rispetto a quello dei suoi residenti (a Roma, si stima, quasi il doppio), per cui dovrebbero essere tarati. Una Capitale che ogni giorno è sede di eventi, di manifestazioni, di grandi adunate.

Per quanto riguarda Roma, basti pensare che i costi extra per la settimana, una sola settimana, che nel 2014 ha visto le funzioni della Pasqua cattolica in concomitanza con l’arrivo dei pellegrini per la canonizzazione di due papi, si sono stimati introno ai 7-8 mln di euro.

È dunque arrivato il momento di affrontare anche questa questione, cercando di liberarci di 20anni di berlusco-leghismo e riuscire a dire con coraggio e atti conseguenti, che al netto della necessaria riforma della macchina amministrativa, della necessaria pulizia di corrotti e affaristi e della auspicabile stretta sui controlli e applicabilità delle sanzioni (che però non spettano alla città), Roma Capitale deve significare soldi, fondi, da dare alla città che ci rappresenta nel mondo e alla quale dal mondo giungono in Italia. Siamo in grado di spogliare questo dibattito e conseguente riforma da localismi e proclami di facciata? I deputati del nord, democratici, forza italioti, pentastellati, cattolici delle varie formazioni, sono pronti a farsi carico di una Roma Capitale senza vergogna e sensi di colpa?

Intanto un altro treno è passato, i 110 mln che la Giunta Marino era riuscita ad ottenere nella finanziaria 2015 (una mancetta senza molto senso, se non legata a un finanziamento strutturale. Sia Marino che Alemanno avevano chiesto ai rispettivi governi non meno di 500 mln di euro per gli extra-costi da Capitale) non hanno avuto seguito nella legge di stabilità appena varata. Non solo, non sembrano arrivare fondi extra per il Giubileo, che per ora va avanti sono con un allentamento del rientro del debito dei romani (insomma, solo i cittadini romani, allungando i tempi di restituzione del proprio debito, stanno finanziando l’arrivo dei pellegrini. Nessun giudizio di merito sull’evento e sulla sua portata, in sé, ma una valutazione oggettiva su chi sosterrà i costi).

Si andrà al voto, si parlerà di idee, progetti, programmi. Ora, possiamo parlare di soldi?

 

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